Da TuttoScuola.com – 04/10/2016 – La bozza di decreto delegato attuativo del comma 181 lettera i 1) della legge 107 illustrata nei giorni scorsi alle associazioni professionali della scuola dal direttore generale degli ordinamenti e della valutazione, Carmela Palumbo, sembra prevedere tempi serrati per la sua traduzione operativa, tanto che le novità in essa contemplate dovrebbero partire dal 2017-2018.

Cambierebbero nuovamente, dopo le due rivoluzioni contrapposte del 1977 (sostituzione dei voti con le schede) e del 2009 (sostituzione delle schede con i voti), le modalità della valutazione didattica: i voti numerici da 1 a 10 saranno sostituiti da cinque lettere (A,B,C,D,E) a ciascuna delle quali corrisponde un livello di apprendimento che attesta le competenze raggiunte, ma (e questa è la vera novità) sulla base di indicatori nazionali. Anche il comportamento dovrebbe essere valutato sulla base di indicatori relativi allo sviluppo delle competenze personali, sociali e di cittadinanza (competenze chiave), sulla cui definizione esistono ormai consolidate convergenze a livello europeo.

Non si tratterebbe dunque di un ritorno mascherato ai giudizi sintetici del 1977 (che erano anch’essi cinque) né di una operazione di mera sostituzione dei numeri con le lettere: una lettera ogni due voti decimali. Se si terranno fermi (questa è l’incognita) i riferimenti agli indicatori nazionali e internazionali verrà meno quella elevata soggettività/arbitrarietà delle valutazioni didattiche che si è invano cercato di limitare, in Italia, prima con i giudizi e le schede e poi con i numeri.

Importante, da questo punto di vista, sarà il ruolo delle future prove Invalsi (italiano, matematica, inglese), finalizzate alla valutazione di sistema, non perché esse debbano sostituire la valutazione didattica, che resterà di esclusiva competenza dei docenti (è assolutamente positivo, a questo proposito, che esse vengano collocate fuori dell’esame di terza media), ma perché costituiscono per tutti gli studenti un riferimento chiaro (discutibile magari, ma chiaro) e uguale per tutti. Le stesse caratteristiche che dovrebbero avere gli indicatori nazionali e internazionali sulla base dei quali gli insegnanti esprimeranno la loro valutazione didattica (sempre che essi siano messi in condizione di farlo attraverso un’adeguata ed efficace iniziativa di formazione in servizio, sulla base di specifiche griglie di valutazione e di corretti criteri docimologici).

A quel punto, tendenzialmente, i risultati dei due tipi di valutazione, didattica e di sistema, dovrebbero convergere.