Da OrizzonteScuola.it – 17/09/2013 – Col termine “metacognizione” ci si riferisce alla possibilità di “pensare sul pensare”, cioè alle capacità autoriflessive tipiche della mente umana. Grazie alla metacognizione il soggetto utilizza il pensiero in modo pianificato e finalizzato per sostenere e favorire il proprio stesso rendimento cognitivo.
La metacognizione presenta due dimensioni essenziali:

– l’auto – valutazione (self – appraisal), cioè il rinvio alla riflessione degli individui sulle proprie conoscenze, abilità, motivazioni e caratteristiche personali coinvolte nell’apprendimento;

– l’auto – gestione (self – management), cioè la “metacognizione in azione”, ovvero il rinvio ai processi che aiutano a gestire le prestazioni in situazioni di problem solving.

Volendo sfruttare le strategie metacognitive nei metodi di lavoro, l’insegnante farà leva sui seguenti elementi:

– orientamento: distinguere tra ciò che si conosce e ciò che si deve ancora conoscere;
– ordine, sistematicità, accuratezza: gestire consapevolmente le proprie strategie cognitive è più semplice se l’apprendimento segue un programma strutturato;
– valutazione: evidenziare la capacità di giudicare la difficoltà di un compito e la qualità della propria prestazione;
– elaborazione: trasformare le informazioni implicite in cognizioni esplicite (ridescrizione rappresentazionale).

Spesso lo studente dimentica che il suo compito fondamentale è quello di apprendere e ricordare le cose aumentando il proprio livello di conoscenza e non sa come riesce a farlo. Esplorare il proprio “stile cognitivo”, cioè la modalità di elaborazione che il discente mette in atto nel processo di apprendimento, aiuta il soggetto a gestire consapevolmente le proprie risorse e attitudini cognitive. Esistono diversi stili che descrivono il modo in cui le persone assorbono le informazioni, degli esempi possono essere:

– stile globale: chi adotta questo stile preferisce avere prima una visione di insieme del materiale da imparare per poi muoversi verso il particolare (prima di iniziare a studiare cerco di costruire un quadro d’insieme degli argomenti);
– stile analitico: chi adotta tale stile analitico preferisce partire dai dettagli per ricostruire a poco a poco il quadro generale (quando studio, imparo dapprima i singoli concetti e solo dopo li collego in un quadro generale);
– stile dipendente dal campo: chi adotta uno stile dipendente dal campo tende ad esaltare i collegamenti tra il contesto in cui l’argomento è inserito e l’argomento stesso;
– stile indipendente dal campo: chi adotta uno stile indipendente dal campo tende ad isolare i singoli argomenti dal resto;
– stile verbale: chi adotta uno stile verbale predilige l’uso del codice linguistico, ossia testi, registrazioni sonore ed impara per lettura e ripetizione (studio ripetendo ad alta voce il testo); stile visuale: chi adotta uno stile visuale predilige l’uso di codice visuo – spaziale, ossia immagini, statiche e in movimento, schemi riassuntivi, diagrammi, tabelle (gli schemi, i grafici o le tabelle riassuntive mi aiutano a capire meglio quanto spiegato nel testo);
– stile convergente: chi adotta uno stile convergente parte dalle informazioni disponibili per convergere verso una soluzione unica al problema (quando studio cerco di imparare solo ciò che è indispensabile ad ottenere un buon voto all’esame);
– stile divergente: chi adotta uno stile divergente parte dall’informazione a disposizione per procedere in modo creativo generando una varietà di risposte o soluzioni originali e flessibili (quando studio cerco di approfondire gli argomenti per arricchire la mia cultura personale);
– stile risolutore: chi adotta uno stile risolutore tende a privilegiare l’azione e la concretezza nell’affrontare un problema cercando di ottenere soluzioni soddisfacenti con il minimo dispendio di tempo e risorse, cercando nell’ informazione a disposizione ciò che serve a risolvere la necessità (quando studio cerco sempre di confrontare le posizioni di più autori rispetto ad un determinato problema);
– stile assimilatore: chi adotta uno stile assimilatore privilegia la ricerca di soluzioni esaustive e articolate, non necessariamente di utilità pratica e non limitate alla necessità contingente (quando studio cerco di trovare un testo il più possibile chiaro e sintetico per imparare i concetti necessari);
– stile sistematico: chi adotta uno stile sistematico cerca soluzioni prendendo in considerazione una variabile per volta e cercandone tutte le possibili connessioni col sistema di conoscenze già in proprio possesso (quando studio vorrei sempre avere a disposizione dei testi che mi spieghino per filo e per segno tutto ciò che è necessario sapere nelle varie situazioni);
– stile intuitivo: chi adotta uno stile intuitivo procede per singole ipotesi che cerca di confermare o confutare (quando studio mi piace fare ipotesi personali, cercando di intuire il seguito del brano e vedere se va proprio a finire così);
– stile impulsivo: chi adotta uno stile impulsivo ha bassi tempi decisionali e generalmente maggiore tendenza a soluzioni precipitose e non ottimali (studio quando capita, nei ritagli di tempo o quando so che c’è un esame);
– stile riflessivo: chi adotta uno stile riflessivo risponde in modo più lento e accurato (prima di iniziare a studiare pianifico accuratamente tutte le fasi).