Da TuttoScuola.com – 13/01/2014 – Chissà che cosa penserebbero gli insegnanti italiani se anche da noi una importante forza politica, attualmente all’opposizione, ma con importanti chances di conquistare la maggioranza alle prossime elezioni come i laburisti inglesi, proponesse di licenziare gli insegnanti che non si aggiornano?

E’ quanto ha fatto nei giorni scorsi Tristram Hunt, quarant’anni da compiere, tre figli, deputato dal 2010, ministro dell’istruzione nel gabinetto ombra costituito dai laburisti, principali avversari dei conservatori, attualmente al governo.

Storico (insegna storia della Gran Bretagna al Queen Mary, università di Londra), editorialista per l’Observer e per The Guardian, il giovane dirigente laburista è impegnato in politica dal 1997, l’anno del primo successo di Tony Blair dopo la lunga stagione thatcheriana.

Hunt ha ben presente l’importanza che nel blairismo ebbero la tematica dell’educazione, e anche l’anticonformismo (leggi, nel contesto laburista inglese, antisindacalismo) di molte sue prese di posizione. Ora Hunt sembra ripercorrere la strada di Blair quando afferma che la qualità professionale dei professori deve migliorare: “Se non sei un insegnante motivato e appassionato allora non dovresti fare questo mestiere”, dice con chiarezza. A suo avviso “bisognerebbe considerare gli insegnanti alla stessa stregua degli avvocati e dei medici, e che siano disposti a sottoporsi a sistemi di valutazione che attestino non solamente il loro livello di formazione ma anche i corsi di aggiornamento che hanno frequentato”. E se non sono disposti, è giusto che siano licenziati.

Il sasso lanciato da Hunt nel sempre vivace dibattito sugli insegnanti sta raccogliendo consensi e dissensi trasversali: contrario è il principale sindacato dei docenti, la National Union of Teachers (Nut), che considera la proposta una minaccia più che una opportunità.

Si dicono interessati invece i conservatori, che si dichiarano aperti a “qualsiasi riforma che possa migliorare la qualità dell’insegnamento”, ma non riescono a nascondere di essere rimasti un po’ spiazzati da una proposta che sembra attagliarsi più alla loro ‘filosofia’ dell’educazione e dell’insegnamento che a quella dei loro tradizionali avversari politici. Al netto del blairismo, però…