Da TecnicaDellaScuola.it – 21/08/2015 – Siamo finalmente arrivati alla resa dei conti, al punto di non ritorno per quello che riguarda la probabile “deportazione“ di insegnanti meridionali nelle regioni del nord (così viene definita in alcuni post pubblicati nei social), in particolare Lombardia, Piemonte e Liguria.

Quali saranno le condizioni psicologiche di chi dovrà allontanarsi per motivi di lavoro dalla famiglia? Quali saranno i danni sociali e quale saranno le reazioni di resilienza messe in campo dagli stessi insegnanti coinvolti in questo triste puzzle ? In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. Secondo Susanna Kobasa, una psicologa dell’università di Chicago, le persone che meglio riescono a fronteggiare le contrarietà della vita, quelle più resilienti appunto, mostrano contemporaneamente tre tratti di personalità:

  • l’impegno;
  • il controllo;
  • il gusto per le sfide.

Per impegno s’intende la tendenza a lasciarsi coinvolgere nelle attività. Per controllo s’intende la convinzione di poter dominare in qualche modo ciò che si fa o le iniziative che si prendono, ovvero la convinzione di non essere in balia degli eventi. Con l’espressione gusto per le sfide fa riferimento alla disposizione ad accettare i cambiamenti. L’auspicio è quello che la resilienza degli insegnanti regga l’impatto delle avversità, perché in caso contrario ci troveremo all’inizio di un lungo percorso irto di difficoltà organizzative e sociali.