Da ProfessionistiScuola.it – 11/05/2016 – Sono iniziate le Rilevazioni Nazionali degli apprendimenti ad opera dell’INVALSI, l’Ente di ricerca che già da anni ha raccolto l’eredità del Centro Europeo dell’Educazione (CEDE).

Ma di cosa si occupa l’INVALSI e quali sono gli scopi e le modalità di valutazione dei test somministrati e spesso molto contestati ?

Va detto subito che sulla base delle vigenti Leggi, da poco rafforzate e coordinate dalla Legge 13 luglio 2015 n. 107, l’Istituto compie una “azione sempre più incentrata sugli aspetti valutativi e qualitativi del sistema scolastico”.

Iniziamo a vedere in sintesi a quali compiti assolve l’Istituto:

•          gestisce il Sistema Nazionale di Valutazione (SNV)

•          studia le cause dell’insuccesso e della dispersione scolastica

•          predispone annualmente i testi della nuova prova scritta, a carattere nazionale, volta a verificare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti nell’esame di Stato al terzo anno della scuola secondaria di primo grado

•          provvede alla valutazione dei livelli di apprendimento degli studenti a conclusione dei percorsi dell’istruzione secondaria superiore

•          svolge attività di formazione del personale docente e dirigente della scuola, connessa ai processi di valutazione e di autovalutazione delle istituzioni scolastiche

•          svolge attività di ricerca

•          assicura la partecipazione italiana a progetti di ricerca europea e internazionale in campo valutativo, rappresentando il Paese negli organismi competenti

Ma in cosa consistono le c.d. Prove Invalsi ? Sono test standardizzati nazionali per la rilevazione degli apprendimenti, che vengono somministrati nelle classi seconde e quinte della primaria, classi prime e terze del I Grado e nelle classi seconde di II grado per misurare le competenze e le conoscenze di italiano e matematica dei nostri ragazzi allo scopo di migliorare, da un lato, l’efficacia della scuola per le fasce più deboli della popolazione scolastica e, dall’altro, di far emergere e diffondere le esperienze di eccellenza presenti nel Paese.

Esse hanno una valenza “sistemica”: non valutano il singolo studente, la singola classe o il singolo istituto. Non sono un metro di misura per valutare l’efficienza e l’efficacia del singolo docente.

Sono finalizzate ad una azione macrosistemica, tesa a decidere quali interventi migliorativi attuare e secondo criteri di trasparenza ed accessibilità nei confronti dell’opinione pubblica attraverso informazioni sintetiche, prive di elementi soggettivi, sugli aspetti più rilevanti del sistema educativo, e che offra ai referenti politici ed istituzionali elementi oggettivi per valutare lo stato dell’arte dell’istruzione e formazione dei nostri giovani.

Per gli studenti, con una disabilità intellettiva certificata secondo la nota Invalsi, è la scuola a decidere se sottoporli o meno al test, ma i risultati in questo caso non sono inseriti nei dati di classe. Diversa la situazione per la disabilità sensoriale e motoria: in questo caso devono fare la prova e i dati sono presi in considerazione a condizione che i dispositivi di mediazione (ad esempio sintesi vocale) siano idonei al superamento della specifica disabilità. Anche per gli alunni con un disturbo specifico dell’apprendimento (con certificazione o diagnosi) è la scuola a decidere se fare svolgere loro il test, mentre coloro che hanno una diagnosi Adhd o sono classificati “borderline cognitivi” sono obbligati a fare l’Invalsi.

Inoltre ricordiamo che esiste una specifica  RACCOLTA PROVE INVALSI PERSONALIZZATE PER STUDENTI CON DISABILITA’

Le classi II e V primaria coinvolte per la prova d’italiano hanno registrato la partecipazione, rispettivamente, di circa 557.000 e circa 554.000 studenti.