Redazione – 30/05/2013 – i docenti neo-assunti pagati meno dei precari, per via dell’annullamento del primo scaglione di scatti automatici e per colpa del blocco dei contratti: un paradosso tutto italiano che fa valere l’anzianità pregressa solo ai fini giuridici.
Con il risultato che, nella migliore delle ipotesi, i docenti laureati della secondaria superiore arrivano oggi a percepire poco più di 1.200 euro al mese. I supplenti, invece, grazie ai ricorsi, si vedono riconoscere il diritto al riconoscimento economico della ricostruzione di carriera.
L’istituto nazionale di statistica ci dice, nel suo rapporto annuale, che nel 2012 la retribuzione media mensile netta di un dipendente a termine, a tempo pieno, è stata di 1.070 euro, 355 euro in meno rispetto a un dipendente standard a tempo pieno. Che corrisponde, in termini percentuali, ad una busta paga inferiore del 25%.”Il differenziale – spiega l’Istat – è in parte spiegato da effetti di composizione, quali l`età, il settore di attività, la professione. Ma le differenze permangono anche a parità di caratteristiche e aumentano al crescere dell`anzianità lavorativa, poiché al tempo determinato non si applicano gli scatti di anzianità. La differenza è di 85 euro per chi lavora da appena due anni, e cresce a 392 euro per chi ha una carriera lavorativa di 20 anni e oltre, non necessariamente tutta da atipico.
Nella scuola non vi è traccia di lavoratori atipici. Ma abbondano i precari, visto che la loro presenza varia tra il 15% circa negli organici dei docenti e sale fino al 25-30% quando si parla di personale Ata. La peculiarità del comparto scolastico è che sino ad oggi non ha contemplato la possibilità di assumere personale a tempo determinato, almeno nel pubblico, derogando dalle indicazioni e dai numeri indicati nel contratto collettivo nazionale.
I supplenti, anche per un solo giorno, si inquadrano infatti nel livello iniziale. Come se fossero dei neo-assunti. A quando una seria risistemazione della faccenda?