Da OrizzonteScuola.it – 23/03/2014 – Stipendi dei docenti italiani inferiori al 2009, ma resiste potere d’acquisto. Come va in Europa? E’ la “Rete sui sistemi educativi e politiche in Europa” che con lo studio “Teachers’ and School Heads’ Salaries and Allowances in Europe, 2012/13”, ci fornisce un quadro complessivo degli stipendi dei prof europei messi a confronto con i diversi livelli di responsabilità nella loro definizione, la progressione salariale in funzione dell’esperienza professionale, le indennità e le remunerazioni integrative.

E’ la crisi a farla da padrone, a partire dal 2009, quando il trend dell’aumento del potere d’acquisto degli stipendi degli insegnanti subisce una brutta battuta d’arresto. Secondo lo studio circa la metà dei paesi europei ha tagliato o congelato gli stipendi dei pubblici dipendenti, insegnanti inclusi.

Non fa eccezione l’Italia, come ben sappiamo, ma si tratta di una misura diffusa in molte altre regioni dell’antico continente: Portogallo, Slovacchia e Regno Unito. Gli stipendi minimi, in questi paesi, sono inferiori nel 2013 rispetto al 2009 di una percentuale compresa tra il 6 e l’11%. In Irlanda, Ungheria e Slovenia il decremento è stato tra l’11 e il 18%. Il calo più significativo degli stipendi degli insegnanti si è verificato in Grecia (-40%).

Inoltre, lo studio rileva come il potere d’acquisto degli stipendi si sia mantenuto ai livelli del 2000, e questo grazie agli incrementi salariali applicati tra il 2000 e il 2009. E’ il caso, secondo l’istituto, anche dell’Italia, insieme a Belgio (Comunità francese), Francia, Danimarca, Spagna, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Svezia e Regno Unito (Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord).  Fa eccezione la Grecia.

Esistono, comunque, paesi che, invece, hanno visto aumentare il potere d’acquisto degli stipendi dei docenti: Bulgaria, Estonia, Ungheria, Romania, Estonia, Lettonia tra il 40 e il 70%, Repubblica Ceca, Slovacchia, Turchia addirittura fino al 90%; tuttavia, nel 2000, partivano da livelli assai più bassi della maggioranza degli altri stati europei.

Infine, il rapporto analizza anche le voci che vanno ad integrare lo stipendio minimo lordo di base: indennità salariali e le remunerazioni aggiuntive. Purtroppo, si tratta di integrazioni che riguardano meno di un terzo dei paesi presi in esame.

Tra le voci evidenziamo:

  1. ulteriori qualifiche formali,
  2. ulteriori qualifiche legate allo sviluppo professionale continuo,
  3. valutazione positiva del lavoro degli insegnanti o dei risultati degli studenti,
  4. responsabilità aggiuntive,
  5. posizione geografica,
  6. insegnamento ad alunni con bisogni educativi speciali o in condizioni difficili,
  7. partecipazione ad attività extracurricolari e ore di lavoro straordinarie