Da OrizzonteScuola.it – 23/12/2013 – Nessuna riduzione dell’organico (per ora), ma un insegnamento orientato alle competenze, in cui il docente è un ‘facilitatore’ degli apprendimenti. E poi aule virtuali, piattaforme e-learning con lezioni sincrone e asincrone, didattica breve. Non ancora del tutto chiaro se si tratti di un percorso di eccellenza destinato ai più bravi o se le scuole potranno invece adottare criteri propri di selezione. Ne abbiamo parlato con Salvatore Giuliano e Claudio Pardini, dirigenti di due dei quattro istituti statali coinvolti, il “Majorana” di Brindisi e il “Carlo Anti” di Villafranca di Verona.

Bandita dall’azione normalizzatrice della riforma, la parola sperimentazione si riaffaccia con decisione nell’agenda della scuola. E così da un mese a questa parte non si fa che parlare del liceo che dura solo quattro anni: una rivoluzione per ottimizzare modi e tempi della didattica tradizionale (non necessariamente i costi, ci hanno detto) sfornando diplomati non solo più giovani di un anno ma anche più ‘competenti’ per la prosecuzione degli studi e per il mercato del lavoro.

Ne sono entusiasti i nostri due interlocutori, dirigenti del liceo internazionale delle scienze applicate “Carlo Anti” di Villafranca di Verona e dell’istituto tecnico industriale e liceo scientifico tecnologico “Majorana” di Brindisi, due dei quattro istituti statali in rete coinvolti (gli altri sono l’istituto tecnico economico “Tosi” di Busto Arsizio e il liceo classico “Orazio Flacco” di Bari).

Parola d’ordine: rivoluzionare il tempo scuola

Sono ancora tante le cose da decidere, ma sul punto che più preme ai lavoratori del mondo della scuola Salvatore Giuliano, dirigente del “Majorana”, è categorico: “Per prima cosa tengo a precisare che non ci sarà nessuna riduzione di orario, né tanto meno di posti di lavoro. Si tratta di una riorganizzazione del tempo-scuola che ha semplicemente lo scopo di avvicinare il curricolo italiano a quello europeo, permettendo contestualmente agli studenti italiani di arrivare al diploma un anno prima rispetto a quanto avviene normalmente in Italia e in linea con quello che succede in molti Paesi dell’Unione Europea”.

Il Preside del Liceo “Carlo Anti”, Claudio Pardini, ci sottolinea, invece, la presenza di una commissione composta da rappresentanti del Ministero e delle scuole che partecipano alla sperimentazione che avrà lo scopo di definire i dettagli e di monitorare il percorso, “che è una sperimentazione firmata dal Ministro. Partiremo, come le altre scuole in rete, con due classi prime, ma il principio non è spalmare cinque anni in quattro, bensì sfruttare meglio il tempo-scuola organizzando una scansione meno rigida degli orari. Una discussione interessante non può arrestarsi per il suono della campanella”.

L’oggetto simbolo della scuola è anche nel mirino del Preside Giuliano: “Siamo abituati da sempre in Italia a una scuola che inizia e cessa le sue attività al suono della campanella: in questo modo c’è una dispersione di professionalità, che non si sentono realmente coinvolte. La scuola che abbiamo in mente noi punta a un modello nuovo, più simile a quello di un campus, per intenderci, dove i docenti vivono in maniera molto più intensa il loro ruolo e, appunto, la loro professionalità”.

“Gli obiettivi di apprendimento – prosegue – restano gli stessi del percorso a cinque anni, non è previsto, infatti, un Esame di Stato differente, ma il credito scolastico partirà dal II anno anziché dal III. Abbiamo intenzione di aumentare l’offerta formativa anche potenziando il legame con le aziende e quindi l’alternanza scuola-lavoro, che continuerà a prevedere, come già succede ora, una fase a scuola con lezioni fatte da figure che vengono dal mondo produttivo e una fase in azienda. Non si può comunque generalizzare, per quanto riguarda la didattica ci saranno percorsi calibrati sulla base dei diversi indirizzi, con materie obbligatorie ed altre opzionali”.

Didattica 2.0: e-learnig, CLIL, tavoli circolari

Entrambe scuole 2.0, sia il “Majorana” sia il “Carlo Anti” si portano dietro oltre all’entusiasmo dei loro responsabili anche un bagaglio di esperienze di tutto rispetto se si parla di pratiche didattiche innovative e nuove tecnologie (dalla robotica al progetto Book in progress alle flipped classroom) che non poteva non destare interesse nei corridoi di Viale Trastevere.

Ma come è organizzata la didattica nel nuovo liceo? Il Preside Giuliano parte dai numeri: “Il monte orario totale resta invariato. Per capirci, se prima avevamo 27 ore a settimana al biennio e 30 ore a settimana al triennio, nel liceo a quattro anni si fanno fin da subito 36 ore a settimana. La quasi maggioranza delle discipline non linguistiche, poi, è impartita in lingua straniera (CLIL), puntiamo molto a fare stage all’estero e soprattutto a riorganizzare il tempo-scuola”.

“Puntiamo a una metodologia diversa – precisa Pardini – che farà delle nuove tecnologie i suoi strumenti privilegiati. Costruiremo piattaforme e-learning con momenti sincroni e asincroni. Durante i primi gli studenti potranno porre al docente domande e riflessioni, nei secondi usufruiranno a casa di materiali registrati a loro disposizione in qualsiasi momento. Puntiamo, insomma, a creare vere e proprie comunità di apprendimento. Alcuni luoghi diventano virtuali, altri continuano ad avere una loro fisicità, ma cambia il modo di entrare e di sedersi in classe, tutti intorno a tavoli circolari”.

Addio cara vecchia cattedra: “Già da un po’ di anni i nostri ragazzi lavorano per gruppi omogenei di competenze – aggiunge Giuliano – guidati dai docenti che sono facilitatori dell’apprendimento e non dispensatori di conoscenze. Potenzieremo l’esperienza delle nostre sei flipped classroom, in cui l’insegnamento tradizionale praticamente non esiste più: gli esercizi non vengono assegnati dall’insegnante dopo la spiegazione, ma subito proposti agli alunni attraverso video multimediali che possono essere visti e rivisti in base al bisogno. Anche il procedere per classi parallele sta dando buoni risultati: in questo modo gli insegnanti possono scambiarsi gli alunni e concentrarsi sul potenziamento o sul recupero di certi argomenti sulla base delle esigenze reali degli allievi. Probabilmente proseguiremo la pratica della concentrazione del monte ore, con alcune discipline nel primo quadrimestre e altre nel secondo e con esami periodici stabiliti all’inizio dell’anno”.

Anche al responsabile del “Carlo Anti” la concentrazione delle discipline sembra sensata, specie per le materie che richiedono una didattica breve (ci fa un esempio calzante: per insegnare a usare word non si possono impiegare mesi, meglio concentrare tante ore in pochi giorni).

Finanziamenti e selezione in entrata: sì o no?

Nessun contributo economico ad hoc dal Ministero, “Ma non essendo prevista una riduzione dell’organico – precisa Pardini – i docenti potranno impiegare nella progettazione e nel potenziamento delle attività una buona parte del loro tempo”. Parla di risorse proprie il Preside del “Majorana”: “Penso che grazie al coinvolgimento delle aziende e all’autofinanziamento si potranno per esempio organizzare i rientri pomeridiani che prevedano la presenza di docenti-tutor”.

Ma qual è la risposta del territorio di fronte a una proposta di scuola così diversa da quella tradizionale? Timore o interesse? E come avverrà la selezione se le classi sperimentali saranno solo due per istituto? “A Brindisi il territorio sta rispondendo bene – ci ha detto il responsabile del “Majorana” – le famiglie vogliono informarsi, sapere come sarà articolata questa nuova esperienza.

Per quanto riguarda la selezione, non pensiamo a test di sbarramento, non ci piace l’idea di selezionare ragazzi in età dell’obbligo ma, seguendo la tradizione della scuola, opteremo per l’organizzazione di due settimane di orientamento in cui i ragazzi potranno partecipare a tutte le attività didattiche e rendersi conto da soli se il percorso è adatto ai loro bisogni e ai loro ritmi”.

Per il Preside Pardini, invece, è ancora troppo presto per parlare di una reazione del territorio, che ci sarà senz’altro però entro Natale. La selezione, però, dovrà esserci eccome: “Non si può pensare di coinvolgere nel percorso a quattro anni ragazzi che normalmente ne impiegherebbero sei. Si tratta comunque di un’azione che vuole valorizzare l’eccellenza”.