Da TecnicaDellaScuola.it – 21/10/2014 – Il Fatto Quotidiano analizza le conclusioni di Confindustria venute fuori dal convegno “L’Education per la crescita”, le 100 proposte confindustriali sulla “Buona scuola”. Il punto chiave nelle parole: “Il 40% della disoccupazione giovanile dipende dal mancato collegamento tra scuola e lavoro e dal basso orientamento scolastico”. Ma è proprio cosi?

“450.000 giovani oggi avrebbero un lavoro e vivrebbero felici, se la scuola non li avesse traditi e abbandonati”: come fanno a saperlo quelli di Confindustria, si chiede Il Fatto? Che ricerca hanno condotto, quali statistiche e metodologie hanno usato?

Nessun metodo, ma solo il seguente ragionamento: “Nella maggior parte dei Paesi europei il rapporto tra disoccupazione giovanile e adulta è 2 a 1, mentre in Italia è 3,5 a 1: se consideriamo il rapporto 2 a 1 un valore naturale,  possiamo concludere che la quota che eccede questo livello dipende da inefficienze proprie del nostro sistema di transizione dalla scuola al lavoro”, mentre ci sarebbero in Italia 450.000 posti di lavoro pronti per diplomati.

Tuttavia, scrive sempre Il Fatto, sui dati di Unioncamere si scopre che “nel 90% dei casi non viene segnalato alcun problema ad assumere; in più, le difficoltà che riguardano il restante 10% non sono insormontabili, dato che il tempo d’attesa medio per trovare i “difficili” si aggira sui tre mesi e mezzo. I casi in cui le difficoltà dipendono da mancanza di adeguata preparazione e formazione sono solo il 2% del totale delle assunzioni: circa 12.600 posti, dei quali quelli a livello universitario sono meno di 2.500, altro che i 450.000” di cui parla Confindustria!

A che gioco gioca allora Confindustria, si chiede il giornale? “Davvero ci volete raccontare che non avete mai visto i dati di Unioncamere? E dato che li avete visti benissimo, davvero un sistema di istruzione che, a detta delle stesse imprese, funziona o non ha colpe nel 98% dei casi dovrebbe essere raso al suolo e rifatto da zero per ridurre i tempi di attesa del restante 2%? O forse non siete riusciti a trovare uno straccio di motivo reale per trasformare la scuola pubblica italiana in un campo di addestramento al lavoro obbediente, costellato di stage, tirocini e apprendistati (tutti rigorosamente non retribuiti)… al punto che vi tocca inventarvelo?”.