Da HuffingtonPost.it – 04/10/2013 – In una società sempre più globalizzata e interconnessa, in un’Europa ormai senza frontiere, è cruciale comprendere l’importanza strategica giocata dall’istruzione e dalla formazione delle nuove generazioni, degli adolescenti che oggi affrontano una realtà del tutto diversa da quella vissuta dai propri genitori.

Una scuola di qualità è al giorno d’oggi una scuola in grado di educare gli studenti a essere curiosi, informati e desiderosi di confrontarsi con nuove culture, accettando con entusiasmo le sfide che il futuro riserva loro.

In particolare in un periodo di crisi economica come quello attuale, puntare sui giovani è una priorità per tutti i Paesi ed è per questo che nell’agenda politica italiana, come in quella europea, si parla sempre più di come valorizzare la scuola e di come l’istruzione possa e debba essere intesa e organizzata come leva per incrementare la competitività dei singoli Paesi.

L’Unione Europea, dagli anni ’80, persegue una politica di contemperamento dei sistemi scolastici dei Paesi membri e di integrazione delle diverse realtà nazionali all’interno di un comune quadro di riferimento a livello comunitario, incentivando non solo lo scambio di informazioni e best-practice, ma anche finanziando iniziative di internazionalizzazione e mobilità studentesca.

L’Italia investe ancora poco in questo settore rispetto agli altri Paese dell’Unione: solo il 4,5% della spesa pubblica è dedicato all’istruzione secondaria; meno di lei investono solo Croazia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria e Romania. Tra i Paesi in cui l’istruzione comporta un investimento più rilevante troviamo invece i Paesi Baltici dove alla scuola secondaria spetta in media oltre il 7%.

Non sorprende quindi che la scuola superiore italiana, rispetto a quella di altri Paesi, appaia ‘in affanno’, ancora indietro in quel percorso di integrazione e internazionalizzazione che l’agenda europea e la stessa attualità socio-economica le impongono.

Nel 2009, da un’iniziativa congiunta di Fondazione Intercultura e Fondazione Telecom Italia, è nato l’Osservatorio Nazionale sull’Internazionalizzazione delle scuole superiori e la mobilità studentesca la cui realizzazione in questi cinque anni è stata affidata ad Ipsos.

L’Osservatorio è uno strumento volto a monitorare il livello di internazionalizzazione delle scuole superiori italiane ed il coinvolgimento di presidi, docenti e studenti rispetto ai progetti di mobilità studentesca e interscambio culturale, con l’obiettivo di indirizzare la scuola italiana e le istituzioni ad una maggiore adesione a tutte quelle iniziative capaci di ampliare gli orizzonti della scuola stessa e degli studenti italiani, aprendoli all’Europa e al resto del mondo.

L’indagine del 2012 sugli studenti italiani e sul loro rapporto con l’estero, all’interno e al di fuori della scuola, ha permesso di scoprire quanto questa generazione sia interessata, affascinata, ma anche impaurita dall’aprirsi all’estero e a culture diverse dalla propria.

La scuola in Italia purtroppo non riesce a dare il sostegno e gli strumenti necessari a questi ragazzi perché possano aprirsi all’estero: solo la metà studia in scuole dove vengono organizzate attività volte all’internazionalizzazione (dall’attivazione del CLIL all’adesione a programmi di mobilità studentesca, alle più diverse forme di collaborazione con scuole estere).

È per questo che non stupisce che il 56% degli studenti italiani esprima un giudizio insufficiente rispetto all’internazionalità della propria scuola.

Al contrario dell’Italia, in altri Paesi dell’Unione europea, la valutazione del livello di internazionalità della scuola da parte degli studenti che la vivono quotidianamente è positiva.

Quest’anno l’Osservatorio si è infatti rivolto agli studenti delle scuole superiori di altri 5 Paesi dell’Unione europea: Francia, Germania, Polonia, Spagna e Svezia. Si è voluto puntare su Paesi in cui, come in Italia, gli studenti devono, e dovranno sempre più, confrontarsi con una realtà globale avendo la necessità di ricorrere ad una lingua che spesso non è la propria.

I 6 Paesi hanno profonde diversità strutturali: sono Paesi con una situazione economica e un livello di fiducia nel futuro molto differente. Tali differenze si ripercuotono anche sulle capacità dello stato di assolvere in maniera adeguata e prospettica alle necessità della popolazione, tra cui l’istruzione, considerando non solo le primarie necessità ma offrendo una proposta formativa inclusiva di attività volte ad educare gli studenti alla socialità, alla condivisione e all’internazionalità.

Uno degli elementi che discrimina i Paesi (a vantaggio di Svezia e Germania) è il livello di conoscenza della lingua inglese da parte della popolazione, in generale, e degli studenti, in particolare. La conoscenza della lingua non è mai fine a se stessa: studenti più sicuri nell’utilizzo di una lingua straniera, sono anche più propensi all’esperienze all’estero, soprattutto quelle impegnative come l’anno scolastico vissuto in un Paese straniero.

Anche l’adesione delle scuole e degli studenti ai progetti internazionali mostra evidenti differenze da un Paese all’altro, lasciando l’Italia all’ultimo posto molto distante da tutte le altre realtà analizzate: se in Italia è la metà degli studenti a dichiarare la propria scuola ‘attiva’ in termini di attività internazionali, in Francia e Svezia la percentuale corrisponde a circa l’80%, al 90% in Polonia e Spagna e quasi al 100% in Germania.

Altro fenomeno tipicamente italiano è il gap che si riscontra tra le scuole ‘attive’ e quelle ‘dormienti’: infatti se le scuole dormienti in Italia sono molte di più che all’estero, quelle ‘attive’ sono mediamente più ‘attive’ di quelle all’estero. È come un circolo virtuoso che coinvolge solo la metà delle scuole, mentre le altre hanno difficoltà ad avviare il processo di internazionalizzazione, facendo dell’Italia il ‘fanalino di coda’ tra i Paesi indagati.

Ancora una volta i dati confermano la necessità che la scuola italiana ha di superare i confini nazionali e rendere i suoi studenti dei veri ‘cittadini del mondo’, adulti informati e consapevoli di ciò che li circonda, desiderosi di conoscere e crescere attraverso un confronto costruttivo con culture e realtà anche molto diverse dalla propria.