Da Repubblica.it – 16/02/2015 – Il governo fa dietrofront su una delle norme più controverse della riforma degli stipendi, criticatissima dai sindacati. Il sottosegretario Faraone ha chiarito che verrà

Dopo le polemiche dei sindacati, il governo fa marcia indietro sulla riforma degli stipendi degli insegnanti. L’ha anticipato durante la trasmissione Fahrenheit di RaiRadio3 il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, che ha spiegato in che modo si concretizzeranno in futuro gli aumenti di stipendio per i 700mila docenti della scuola italiana, che saliranno a 850mila con il mega piano di assunzioni previsto dalla Buona scuola presentata dal premier Matteo Renzi lo scorso 3 settembre. Faraone ha anche chiarito chi valuterà il merito degli insegnanti. Due aspetti che stanno particolarmente a cuore al popolo della scuola. Una buona notizia per le migliaia di maestri e professori è che il controverso 66 per cento di docenti meritevoli non sarà più presente nel decreto che il prossimo 28 febbraio svelerà il grosso della riforma.

All’indomani della presentazione del dossier con i contenuti del piano di riforma della scuola, i sindacati sono scesi sul piede di guerra contro l’ipotesi di una quota prefissata di docenti meritevoli. Francesco Scrima, leader della Cisl scuola, ha definito “ideologica” l’impostazione che “contrappone in modo forzoso anzianità e merito dividendo assurdamente la categoria fra due terzi di competenti e un terzo di presunti incompetenti”. Mentre per Massimo Di Menna, della Uil scuola, la proposta era semplicemente “offensiva” per i docenti. Contrari su tutto il fronte quelli della Flc Cgil, che attraverso il proprio segretario, Domenico Pantaleo, hanno definito la questione degli scatti di merito un “colossale imbroglio” e hanno chiesto che si ritorni agli scatti stipendiali ogni sei anni per tutti.

Faraone ha precisato che non verrà più stabilita una quota prefissata di insegnanti meritevoli, ma soltanto un budget finanziario con cui premiare i più bravi. A questo punto non è chiaro se gli scatti stipendiali saranno ancora di 60 euro netti ogni sei anni, sempre per i docenti meritevoli. Mentre la progressione stipendiale sarà per un terzo agganciata ai vecchi scatti e per i restanti due terzi al merito. Ma chi valuterà se un docente è bravo o deve mettersi in discussione per migliorarsi? Anche su questo gli insegnanti sono molto attenti. Il sottosegretario ha anticipato che sarà il comitato di valutazione che nascerà in ogni scuola, composto dal dirigente scolastico e due insegnanti eletti dal collegio dei docenti. Ma sulla questione metteranno bocca anche gli studenti delle superiori con una valutazione di secondo livello.

Per ottenere la “medaglia” di prof meritevole, non basterà dedicarsi ai propri alunni in classe. Verrà premiato il docente tuttofare che si occuperà anche dell’organizzazione scolastica e della diffusione delle cosiddette buone pratiche. Ma anche colui che si aggiornerà e si relazionerà bene con i propri alunni. Avrà una marcia in più pure il docente che resterà a scuola nelle ore pomeridiane per costruire attività didattiche alternative che magari si aprono al territorio. Il tutto con prospettive stipendiali che i sindacati non hanno esitato a definire aleatorie e inconsistenti. Perché non sono previste risorse aggiuntive per premiare il merito degli insegnanti: saranno i vecchi scatti – ridotti di due terzi – a remunerare i docenti più bravi. Tutto confermato per la carriera, che prevede l’istituzionalizzazione del docente mentor, con funzioni prevalentemente organizzative.