Da Repubblica.it – 25/04/2015 – Effetto delle centomila assunzioni previste: i posti liberi sono in maggioranza nelle regioni settentrionali mentre i precari sono prevalentemente al Sud. Secondo le proiezioni almeno in diecimila dovranno trasferirsi per non rinunciare alla cattedra

Migliaia di precari meridionali con la valigia pronta alla conquista di una cattedra al Nord. E al ministero  dell’Istruzione si lavora per evitare l’ennesimo esodo di supplenti del Sud nelle regioni settentrionali.

La riforma scolastica voluta dal premier Matteo Renzi per rilanciare l’economia del Paese e gettare le basi della scuola italiana del terzo millennio è approdata in Parlamento da qualche giorno e tutti sperano in una rapida conversione in legge del testo presentato dal governo il mese scorso. Perché, tra i punti di maggiore interesse c’è il piano da 100mila assunzioni attraverso il quale il governo intende chiudere l’esperienza del precariato della scuola nel nostro Paese. Un’occasione unica per oltre 100mila aspiranti docenti in attesa da anni di una sistemazione definitiva. Ma, dai primi conteggi, il grosso dei posti disponibili è nelle regioni settentrionali, mentre per tradizione è al Sud che le graduatorie provinciali sono affollatissime.

E tra i tanti problemi che l’esecutivo si trova ad affrontare in questi giorni c’è anche quello di un possibile trasferimento in massa di precari verso le regioni padane. Perché l’immissione in ruolo che fra qualche settimana verrà offerta a decine di migliaia di inclusi nelle liste ad esaurimento rappresenta l’ultima chance per ottenere la cattedra attraverso il meccanismo del precariato. Coloro che rifiuteranno l’assunzione, magari a centinaia di chilometri da casa, non avranno altre opportunità. E, se vorranno continuare ad inseguire una cattedra nella scuola, dovranno passare   attraverso il nuovo concorso pubblico che dovrebbe essere bandito nel 2016.  Per questa ragione, in parecchi stanno mettendo in conto qualche anno di sacrifici al Nord, lontani dalla famiglia.

Per comprendere il complesso fenomeno della distribuzione dei 100mila posti del mega piano di assunzioni della Buona scuola, basta partire dalla relazione tecnica allegata al disegno di legge, che snocciola una serie di numeri. Le 100.701 cattedre che saranno assegnate dal prossimo primo settembre risultano dalla somma dei posti lasciati liberi dai pensionamenti  –  18.536 in tutto  –  dalle assunzioni del cosiddetto Piano Carrozza per la stabilizzazione degli insegnanti di sostegno  –  altri 8.895 posti  –  dalle 24.458 cattedre vacanti occupate a vario titolo dai supplenti e da 48.812 cattedre dell’Organico dell’autonomia con il quale la coppia Renzi-Giannini intende modernizzare la scuola italiana. Ma, senza quote compensative  –  in base ad una elaborazione diRepubblica su dati forniti dal Miur  –  oltre 45 cattedre su cento saranno disponibili nelle regioni settentrionali perché è proprio al nord che si sono registrati più pensionamenti e che il Piano Carrozza prevede di assumere più insegnanti di sostegno. E ancora: oltre metà dei 24mila posti vacanti, occupati quest’anno dai supplenti, sono nelle regioni del Nord.

Soltanto i 48mila posti dell’organico dell’autonomia potranno equilibrare in parte la prevalenza di posti al Nord. Se la distribuzione dei posti dell’organico dell’autonomia  –  che in totale conta quasi 49mila posti  –  avverrà sulla base delle classi, le regioni meridionali e quelle settentrionali riceveranno lo stesso numero di posti: poco meno di 20mila. Ma al sud potrebbero andare più posti per contrastare la dispersione scolastica. Si tratta della quota perequativa su cui stanno lavorando i tecnici del ministero che da giorni effettuano simulazioni sulla distribuzione dei 100.701 posti del piano di assunzioni. Il problema è che 45 precari della scuola su cento sono inseriti nelle liste delle province meridionali, dove dovrebbero essere assegnate 33mila cattedre. La restante parte, circa 12mila supplenti, dovrebbe accettare un posto in una regione diversa da quella in cui è  iscritto e dove probabilmente risiede. E anche se il ministero dovesse spostare 2mila cattedre da Nord a Sud per contrastare la dispersione scolastica, saranno almeno 10mila i supplenti meridionali che dovranno organizzarsi per una lunga permanenza al Nord.