Da InformazioneScuola.it – 27/06/2014 – La scuola è stata fortemente ridimensionata a causa dei tagli dei vai ministri che da Berlinguer (progetto 92 n.d.r) in avanti hanno operato. Una scuola che ha perso identità, in particolare l’Istruzione Tecnica e Professionale. Ci sarà mai un’inversione di tendenza?

Alla fine il premier Renzi potrebbe optare per una doppia via legislativa, quella del decreto legge e del disegno di legge delega, per la riforma della scuola. O, come preferiscono dire a viale Trastevere, per la «messa a punto» di ciò che non va. Il pacchetto scuola dovrebbe approdare al consiglio dei ministri entro fine luglio, in tempo perché siano giunti a conclusione i lavori dei due cantieri messi in piedi dal ministro dell’istruzione, Stefania Giannini.

Non una scelta dunque tra dl e ddl delega, ma un percorso analogo a quello della riforma della pubblica amministrazione del ministro Maria Anna Madia.

Con una terza puntata che potrebbe esserci con la legge di Stabilità, in particolare per quanto riguarda il rinnovo economico del contratto. Al momento solo titoli di norme che dovranno poi prendere corpo nei due distinti provvedimenti. Da un lato le misure urgenti, che autorizzano il ricorso a un decreto legge, tra cui la sanatoria degli atti firmati dal ministro senza il prescritto parere del defunto Cnpi, la conseguente cancellazione da tutti i passaggi del testo Unico del parere del Consiglio e la generale revisione degli organi collegiali della scuola; in questa sede potrebbero trovare spazio anche le misure attuative dell’organico funzionale, già prevista dal decreto legge 5 del 2012, finora rimasto sulla carta causa, come ha ammesso da ultimo anche il sottosegretario renziano all’istruzione, Roberto Reggi, contrasti con il Tesoro. È sempre la partita con l’Economia quella decisiva che dovrà essere risolta a livello collegiale in seno al consiglio dei ministri. E, a seconda della disponibilità, la misura potrebbe essere modellata in modo da dare risposta in via crescente alla richiesta di maggiore organico superando la distinzione tra ordinario di fatto e diritto e risolvendo così i casi di classi pollaio.

Una ipotesi formulata a livello di segreteria del Pd prevede per esempio l’organico funzionale triennale per le sole scuole medie, riconosciute come l’anello debole del sistema.

Altre misure potrebbero giungere sul fronte del sostegno, con la creazione, già a partire dal prossimo settembre, di un team di esperti a supporto in particolare per i casi meno gravi ma comunque impegnati dei Bisogni educativi speciali. Papabile per il dl anche la riorganizzazione del lavoro dei docenti che non dovrebbe incidere sull’orario di cattedra (visto tra l’altro il brutto esito dell’epoca Profumo), ma aprire a maggiori possibilità di impegno aggiuntivo, a seconda dell’offerta della scuola sul territorio, nel segno di quella valorizzazione dell’autonomia scolastica finora rimasta largamente inattuata. Tra i titoli del dl figura anche lo sblocco delle assunzioni da farsi presso l’Invalsi, l’istituto di valutazione a cui spettano una quarantina di immissioni in ruolo, necessarie soprattutto ora che il sistema nazionale di valutazione si appresta ad andare a regime.

C’è poi il disegno di legge delega, a cui a viale Trastevere contano di poter assegnare i filoni di più ampio respiro, come la revisione del reclutamento, la messa a punto della formazione in servizio per tutti e la definizione del sistema delle assegnazioni delle supplenze e dell’iscrizione nelle graduatorie. Resta in sospeso poi il capitolo della carriera, che potrebbe richiedere un mix di via contrattuale e legislativa. Per trovare la quadra e fare la scrematura c’è poco più di un mese di tempo.