Da Repubblica.it – 30/09/2013 – Le scuole che stanno sperimentando l’innovazione hanno dovuto fare marcia indietro: i docenti non hanno la firma digitale e i collegamenti Internet di molti istituti non reggono il traffico supplementare. Così rimane in funzione il vecchio diario di classe di carta che doveva andare in pensione questo mese, ma è stato prorogato un anno.

Le scuole che sono sprovviste del nuovo registro online hanno dovuto mantenere quello tradizionale di classe per consentire agli insegnanti di firmare la presenza mentre in alcune zone il collegamento a Internet in dotazione alle scuole non è in grado di gestire il traffico ulteriore provocato da questa innovazione.

Insomma, la rivoluzione del registro elettronico, voluta dall’ex ministro Francesco Profumo per eliminare l’uso della carta a scuola, dovrà ancora attendere prima di diventare realtà. “Sono costretto a mantenere il registro cartaceo – spiega un dirigente scolastico che preferisce rimanere anonimo – perché il ministero non riconosce agli insegnanti il rimborso della spesa per dotarsi della firma digitale. Non posso certo pretendere che se la paghino di tasca propria”. La denuncia del capo d’istituto mette in una serie di aspetti pratici legati alla riforma con i quali le scuole si stanno scontrando in questi giorni. L’obbligatorietà del registro elettronico, prevista a settembre fino a pochi mesi fa, è slittata al prossimo anno. Ma in parecchi istituti, considerato che prima o poi si dovrà utilizzare, hanno iniziato a sperimentare il registro online in alcune o addirittura tutte le classi. E i problemi non mancano. Primo fra tutti quello relativo alle connessioni e alle reti scolastiche che spesso non riescono a supportare tutti gli accessi giornalieri. Per consentire alle famiglie di visionare “in tempo reale” voti, assenze, ritardi, note disciplinari e comunicazioni della scuola gli istituti si avvalgono spesso di programmi gestiti da server esterni. Ma la connessione ad internet della scuola il più delle volte non riesce a supportare tutti gli accessi degli insegnanti e si blocca tutto. In parecchi zone del nostro Paese la banda larga non è stata ancora introdotta e si viaggia a velocità “reali” di 5 o al massimo 20 mega. Troppo lenta per gestire le informazioni di decine di classi e centinaia di alunni in contemporanea. C’è poi la questione della firma digitale. Per eliminare completamente i registri bisognerebbe fornire a tutti i docenti il kit della firma digitale, il cui costo varia da 30 a 150 euro all’anno. In media, per una firma digitale sicura basta spendere 50/60 euro, ma il ministero dell’Istruzione la fornisce soltanto ai capi d’istituto e ai segretari: i Direttori dei servizi amministrativi. Per questa ragione, anche nelle scuola ipertecnologiche d’Italia la firma dell’insegnante viene ancora apposta all’antica: sul tradizionale registro cartaceo che viene poi conservato. Soltanto in questo modo viene certificata la presenza del docente in classe. Per assicurare tutti i docenti italiani di forma digitale viale Trastevere dovrebbe spendere qualcosa come 50 milioni di euro all’anno. Ma proprio in questo momento di crisi non se ne parla. E la rivoluzione, come il Paradiso di Warren Beatty, può attendere.