Da BlastingNews.com – 11/01/16 – Il Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, il 23 ottobre scorso celebrava con queste parole il PON (Programma Operativo Nazionale) 2014-2020: ‘Questo programma costituirà l’acceleratore di tutte le politiche educative del nostro Paese’ sottolineando come ai sedici miliardi previsti dalla riforma Buona Scuola si andranno ad aggiungere i tre miliardi stanziati per il PON.

Come riporta il giornale ‘Il Fatto quotidiano’, questi tre miliardi sono risorse che provengono dall’Unione Europea, approvati nel mese di dicembre 2014 e destinati a tutte le regioni italiane. Eppure, come sottolineato dal deputato di Forza Italia, Alberto Giorgetti, questi soldi non sono stati ancora spesi, nemmeno un centesimo: un’interrogazione parlamentare chiedeva, infatti, al ministro Giannini e, in generale, al Governo Renzi, come mai si fosse già perso un anno (su sette) senza adoperare queste risorse provenienti dall’UE.

Ministero Istruzione: onorevole Stefania Giannini, come mai non si spendono i soldi?

Ad oggi, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, come sottolineato dal ‘Fatto Quotidiano’ non si è presa mai la briga di rispondere a tale quesito. Fonti provenienti dal ministero additerebbero tale ritardo alla sequenza ravvicinata di riforme come la Buona Scuola stessa e quella riguardante la scuola digitale. Intanto anche il 2015 se n’è andato e i tre miliardi restano lì dove sono, senza che siano stati minimamente toccati: il rischio è quello legato alla solita ‘amministrazione frettolosa’ delle risorse, spese male e all’ultimo momento per evitare di perdere tali diritti. Tra l’altro con il PON 2014-2020, l’Italia ha ricevuto un miliardo in più di risorse rispetto al ciclo di bilancio precedente, con un altro vantaggio da non trascurare, quello legato al coinvolgimento di tutte le Regioni e non soltanto quelle economicamente più povere come avvenuto in passato. Di tempo ne rimane ancora, di questo dobbiamo dare atto al Governo Renzi: fatto sta che siamo all’inizio del 2016 e il Ministero dell’Istruzione non ha ancora speso un solo euro di questi fondi dell’Unione Europea. La scuola pubblica, più che di promesse, avrebbe bisogno di vedere i fatti concreti, dall’edilizia scolastica alla digitalizzazione.