Da ProfessionistiScuola.it – 30/05/2016 –  Il concetto di campo di esperienza è stato introdotto dagli Orientamenti del 1991 per delineare settori specifici di competenza, definiti “i diversi ambienti del fare e dell’agire del bambino e quindi i settori specifici ed individuabili di competenza nei quali il bambino conferisce significato alle sue molteplici attività, sviluppa il suo apprendimento, acquisendo anche le strumentazioni linguistiche e procedurali, e persegue i suoi traguardi formativi, nel concreto di una esperienza che si svolge entro i confini definiti e con il costante suo attivo coinvolgimento”. Il termine “campo” ricorda la teoria del campo di Kurt Lewin che lo definì come “la totalità di fatti coesistenti che sono concepiti come mutualmente interdipendenti”. Dal 1991 al 2012 i nomi dei diversi campi e il loro numero è cambiato varie volte, come da tabella:

Orientamenti ‘91 Indicazioni 2004 Indicazioni  2007 Indicazioni 2012
Il corpo e il movimento Il sé e l’altro Il sé e l’altro Il sé e l’altro
I discorsi e le parole Corpo movimento e salute Il corpo in movimento Il corpo e il movimento
Lo spazio, l’ordine e la misura Fruizione e produzione di messaggi Linguaggi, creatività espressione Immagini, suoni, colori
Le cose il tempo e la natura Esplorare conoscere e progettare I discorsi e le parole I discorsi e le parole
I messaggi, le forme e i media La conoscenza del mondo La conoscenza del mondo
Il sé e l’altro

Se nelle Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione del 2007 i campi di esperienza sono “luoghi del fare e dell’agire del bambino orientati dall’azione consapevole degli insegnanti e introducono ai sistemi simbolico-culturali” nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione del 2012 diventano “un insieme di oggetti, situazioni, immagini e linguaggi, riferiti ai sistemi simbolici della nostra cultura, capaci di evocare, stimolare accompagnare apprendimenti progressivamente più sicuri”.

Ma cosa si intende, praticamente, con l’espressione campo di esperienza?

“Anzitutto, uno spazio circoscritto dell’esperienza culturale umana, in cui si attivano particolari comportamenti evocati dalle parole e dagli altri segni utilizzati per comunicare. Le espressioni verbali e i segni (i codici simbolico-culturali)… attivano immagini, ricordi, conoscenze sui fenomeni; evocano vissuti, modi di fare, procedure per trovare soluzioni… Il campo di esperienza è uno strumento molto utile per organizzare le attività di insegnamento/apprendimento. All’interno del campo di esperienza, negli Orientamenti del ’91 in modo più esplicito, nei successivi programmi in modo sottinteso, troviamo le coordinate specifiche dei sistemi simbolico culturali che vi appartengono: obiettivi, metodi, dimensioni di sviluppo del bambino, strategie privilegiate, traguardi di sviluppo della competenza…” (tratto dalla rivista “Scuola dell’Infanzia”).

Un campo di esperienza è quindi il vissuto del bambino nelle sue manifestazioni comportamentali, comunicative, relazionali, il suo modo di approcciare le situazioni, ma al tempo stesso è anche il vissuto dell’insegnante e il contesto entro cui le esperienze si svolgono. Il campo è un concetto dinamico in cui le parti coinvolte (bambino, docente e contesto) si trasformano reciprocamente, si arricchiscono, si evolvono.

“Siamo protagonisti, noi insegnanti e i bambini, nel mondo che ci circonda e in quel paese degli incontri possibili che è la scuola; siamo elementi costituivi dei campi di esperienza come i sistemi simbolico culturali, i linguaggi, che non avrebbero modo di esistere e di evolvere senza di noi. I campi di esperienza dipendono anche da noi, che diamo loro modo di espandersi, di manifestarsi. In questo senso, come dice Bruner, siamo impegnati a fare significato, attraverso l’interazione attiva con i linguaggi della cultura; la scuola è una comunità di apprendimento nella quale si verifica uno scambio continuo di conoscenze e di idee, di aiuto reciproco, di collaborazione e condivisione, di negoziazione di significati, di scambio di ruoli, con ampie possibilità di riflettere su quanto vissuto individualmente e in gruppo” (tratto dalla rivista Scuola dell’infanzia).

Così come le discipline anche i campi di esperienza non possono essere isolati, sganciati uno dall’altro; ciò premesso dobbiamo tener presente che ogni volta che progettiamo un’attività, che deriva necessariamente dai bisogni dei bambini e dalle loro potenzialità, può verificarsi che un campo sia predominante e qualche altro trasversale, in virtù del fatto che ciò che ci circonda è un insieme dinamico di elementi interagenti.