Da D.Repubblica.it – 06/09/2013 – Organizzare il tempo e il lavoro, dare delle priorità, bilanciare studio e relax… Matteo Rampin psichiatra, ed esperto del tema, fornisce i suggerimenti giusti per cancellare le ansie del rientro scolastico.

Matteo Rampin è psichiatra e psicoterapeuta a Mestre, ha scritto, per Salani, Come non farsi bocciare a scuola e Come imparare a studiare. E ha due figli al liceo. Di compiti estivi, rientri sui banchi di scuola e strategie per mettersi sui binari giusti a settembre, è davvero esperto.

Segreto di un buon inizio, dopo tre mesi di vacanza, è la capacità di organizzarsi. E questa si può testare già durante l’estate. Può darsi che i propri figli non avessero nessun compito estivo, magari perché si trovano in quell’idilliaca fase di passaggio tra un ciclo e l’altro, alla fine della scuola primaria o delle medie. “In questo caso”, suggerisce Rampin, “lasciamo loro libero uno dei pochi riti iniziatici rimasti, che sancisce il passaggio a una nuova età”. Ma se invece, come nella maggior parte dei casi, i compiti ci sono eccome, sotto forma di esercizi, versioni o libretti per le vacanze, l’organizzazione del tempo rimasto può essere un buon test pratico per imparare a suddividersi il lavoro. Non suggeriamo come fare e vediamo come si destreggiano. “Alla base dell’apprendimento c’è sempre il metodo”, sottolinea Rampin, “e uno degli scogli più importanti e difficili nelle questioni di metodo, anche per gli adulti, è la suddivisione del tempo”. Soprattutto quando sembra ce ne sia tanto a disposizione. “La gestione del tempo è il segreto per padroneggiare un metodo”. Ma chi la insegna ai nostri figli? Se non ci pensano gli insegnanti possono farlo i genitori, soprattutto all’inizio di un nuovo ciclo. Così, i primi mesi della prima media, sarà utile guardare il diario insieme, vedere l’orario e le materie per i primi giorni della settimana e suddividerle tra scritti e orali per non trovarsi un pomeriggio libero e quello dopo carico di studio.

Arrivati a scuola, poi, vale il proverbio chi ben comincia è a metà dell’opera. “Cerchiamo di spiegare ai nostri figli il concetto di investimento: una buona impressione iniziale, prima che insorgano eventuali problemi, è fondamentale. Attenzione poi al fattore numerico. Se si vuole il sei bisogna puntare più in alto, all’otto. Fin dal primo giorno è bene imporsi di studiare per periodi limitati. Non tutto il giorno prima della verifica, ma con sessioni di massimo tre quarti d’ora. Anche dieci al giorno, se il tipo di scuola lo richiede, ma intervallate da pause”. Di quanto? “Dipende dai bioritmi di ognuno, l’importante è imporsi di non studiare al di fuori di quei 45 minuti, ricaricarsi e poi ricominciare un’altra sessione di tre quarti d’ora”. A proposito: “regaliamo ai ragazzi un orologio”, suggerisce Rampin: “le nuove generazioni, che non sono abituate ad avere l’orologio al polso, non hanno la capacità interna di scandire il tempo, non hanno la percezione del tempo che passa. Anche perché sono abituate a tempi e stimoli molto accelerati”.

Capacità di concentrazione e apprendimento nei giovanissimi non hanno bisogno di grandi premesse; il cervello è molto plastico e adattabile e in grado di passare da un lungo periodo di vacanza allo studio. Ma a una condizione: che si abbandoni l’idea del multitasking. “Non è fisicamente possibile fare più cose insieme e mantenere la concentrazione: nei tre quarti d’ora delle singole sessioni di lavoro bisogna staccare tutte le spine”. Bando a cellulari e computer, allora, rigorosamente e da subito fuori dalle stanze di studio. E la musica? “Dipende dal tipo”, risponde Rampin, che sta scrivendo, sempre per Salani, un saggio sul valore della musica classica per il cervello e l’apprendimento, che uscirà in ottobre.