Da IlSole24ore.it – 18/05/2015 – La partita sulla «buona scuola» continua a giocarsi su due tavoli diversi. Uno dentro al “palazzo”, con l’aula della Camera che ha terminato ieri la discussione generale del ddl e oggi inizierà a votare i primi emendamenti, per introdurre ad esempio alcuni miglioramenti su precari e 5 per mille; l’altro fuori, con le nuove prove di dialogo (soprattutto a colpi di video) tra il governo e i contestatori. Sindacati e studenti su tutti. Ma i risultati fanno fatica a vedersi. Tanto più che anche la Bilancio avrebbe espresso 30 rilievi sul testo uscito ieri dalla commissione Istruzione.

Partiamo dal confronto. Dopo i cortei del 5 maggio scorso e la due giorni di incontri a Palazzo Chigi le parti restano distanti. Come conferma la scelta delle segreterie del Lazio di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda Unams di fissare per le 16.30 di oggi un sit-in in piazza del Pantheon a cui sono stati invitati anche i parlamentari. Ma le iniziative non finiscono qui visto che per lunedì 18 e martedì 19 – alla vigilia cioè del voto finale previsto per mercoledì 20 – è stato già indetto un “Speaker’s Corner” davanti a Montecitorio sul modello dell’Hyde park londinese. E anche con le associazioni studentesche non si registrano passi avanti. A giudicare dallo scambio di video di ieri, con gli studenti che hanno prima risposto a quello di mercoledì del premier Matteo Renzi e hanno poi ricevuto la controreplica dei deputati-dem.

Nel frattempo la Camera va avanti sul testo. Da registrare sia le parole della ministra Stefania Giannini che in aula ha rivendicato la volontà del ddl di «ricostruire la normalità che decenni di scelte mancate hanno fatto scomparire e cioè che chi lavora nella scuola sia scelto in base al fabbisogno e selezionato attraverso un concorso pubblico». Sia quelle della relatrice Maria Coscia (Pd) che ha ricordato come il testo in commissione sia stato «migliorato senza metterne in discussione l’impianto». E ulteriori modifiche potrebbero arrivare in assemblea. In primis sui precari, rendendo più chiaro il passaggio che al termine delle 100.703 stabilizzazioni le graduatorie a esaurimento chiuderanno (con l’eccezione dei 23mila docenti dell’infanzia). Altre novità sono possibili anche sul 5 per mille. L’ipotesi, da verificare però con il Mef, prevede di assegnare al contribuente una doppia scelta: una per il no profit e le altre categorie che già oggi ne beneficiano, una per le scuole che ne godranno dal 2016. Ma c’è un’altra grana con cui la maggioranza deve fare i conti. Il parere della Bilancio che era atteso per ieri non è arrivato complice una trentina di censure che sarebbero giunte sul testo. Un nodo questo che verrà sciolto probabilmente stamattina.

Intanto il governo accelera sull’edilizia scolastica. Ieri il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha chiamato le regioni a un primo redde rationem sui programmi, con una valutazione a campione fatta da una task force con anche l’Agenzia per la coesione territoriale. Sul banco degli imputati le amministrazioni di Calabria, Campania e Sicilia. «In queste tre regioni ci sono programmi di edilizia scolastica per 2,3 miliardi in totale e 9.936 interventi finanziati», ha detto Delrio nella conferenza stampa seguita all’incontro. Nell’ambito di queste somme, «più di un miliardo è riprogrammabile», ha anticipato Delrio.

Il resto è, più o meno, ancora un buco nero. Il bilancio di un anno di lavoro condotto dalla task force ha messo sotto la lente 397 interventi nelle tre regioni del Mezzogiorno che valgono 250 milioni. Risultato? Solo nel 27% dei casi l’esito è stato positivo, con progetti rimessi in carreggiata. Nel 51% dei casi, questo risultato non è stato ottenuto (esito negativo). Negli altri casi non c’è ancora una valutazione, né positiva né negativa. «Il problema non sono i soldi – ha sottolineato Delrio – perché i soldi ci sono, e sono anche tanti. I problemi sono la mancanza di progettualità e la mancanza di un presidio sull’intervento e l’inerzia delle amministrazioni».