Da Corriere.it – 16/02/2015 – a Roma il primo convegno sul metodo applicato già da 20mila scuole negli usa: Le lezioni si seguono a casa, con video o podcast e a scuola si lavora in gruppo, su pc Sono già 250 le flipped classroom in Italia e 5mila i potenziali insegnanti «3.0»

Maurizio Maglioni ha scoperto la ricetta della felicità (scolastica): prof soddisfatti, studenti appassionati, famiglie entusiaste, voti più alti, più promossi a giugno. «E l’anno scorso la mia classe (all’Itis Fermi di Roma) ha anche vinto le Olimpiadi di Chimica: in 28 anni di insegnamento non mi era mai successo», racconta. Maglioni è un insegnante 3.0. Applica da due anni la «didattica capovolta»: niente più lezioni frontali in classe e compiti a casa, ma a scuola si lavora con pc, tablet e smartphone per risolvere problemi e sperimentare quello che si è imparato, mentre a casa si seguono lezioni video o spiegazioni preparate dai docenti in versione podcast, testi condivisi tra più docenti. Un metodo innovativo, nato nel 2010 negli Stati Uniti, dove oggi 20mila scuole costruiscono e offrono agli studenti video didattici da vedere a casa quando vogliono, mentre il tempo in classe è dedicato alla discussione e all’apprendimento attivo. L’insegnante diventa un mentore, figura chiave che aiuta i ragazzi a rielaborare, coordinarsi, segue da vicino chi è in difficoltà e ha bisogno di un aiuto extra. O fa esercitare gli alunni più dotati su compiti complessi.

Si lavora in gruppo

«Con il metodo della “flipped classroom”, i ragazzi imparano a lavorare in gruppo, su compiti difficilissimi – spiega Maglioni. Sono più responsabilizzati e non hanno tempo da perdere in chat». Insieme a Fabio Biscaro, un altro «flipped teacher», ha scritto «La classe capovolta» (Erickson) e ha costituito un anno fa l’associazione degli insegnanti italiani che praticano la classe capovolta (Flipnnet): oggi conta 200 «praticanti» (gli iscritti, che versano i 10 euro di quota associativa annuale); circa 600 «adepti», che hanno seguito un corso di formazione bimestrale; e 4.700 «simpatizzanti»: quelli che partecipano ai blog e popolano la pagina Facebook, una miniera di esperienze, richieste, soluzioni. I corsi organizzati da Flipnet – quattro moduli di quindici giorni l’uno, con quattro docenti che parlano di Bes ( i bisogni educativi speciali), illustrano il metodo, spiegano come si mette online il materiale e come si lavora in classe – hanno un prezzo «calmierato»: 60 euro in tutto, che gli insegnanti versano di tasca propria («ma ci sono anche associazioni di genitori disposti a pagare perché gli insegnanti apprendano i principi del metodo». Perché c’è una rete di entusiasti, ma il fai da te non è consigliabile: «Sarebbe come imparare il metodo Montessori da autodidatti. Anche l’insegnamento capovolto ha bisogno di un lungo training pedagogico e didattico», dice Maglioni.

Il convegno

Di insegnamento capovolto – che sta crescendo in modo esponenziale in tutto il mondo, a partire dalla pubblicazione della Bibbia del metodo, «Flip your classroom», di Jonathan Bergnman e Aaron Sams (2012) – si è parlato venerdì a Roma, in occasione del primo convegno nazionale, organizzato da Flipnnet, in collaborazione con la Fondazione Mondo Digitale. A introdurre l’argomento e tessere le lodi del metodo, Tullio De Mauro, linguista ed esperto di didattica innovativa. Che sostiene da tempo che agli studenti di oggi non basta più un libro: «Basta forse all’università per le materie umanistiche», sostiene nella prefazione a «La classe capovolta». «E poi un testo scritto non è stato tagliato nel modo desiderabile per una lezione a quella classe, a quegli studenti. Il video preliminare, già visto e rivedibile, apre spazi di libertà». Per discutere e capire, fissare le nozioni, verificare la preparazione senza interrogazioni alla cattedra «tipo confessionale». «Il nuovo metodo – dice De Mauro – consente di abbattere i totem dell’istruzione, dei veri feticci: il prof in cattedra per la lezione frontale, a raccontare cose che lui o altri hanno scritto in un libro con più esattezza; la verifica orale, in cui uno o due rispondono alle domande e gli altri fanno quello che vogliono; e il manuale, una statua sacra». E invece la classe rovesciata è «uno strumento nuovo e potente per facilitare l’interazione e l’insegnamento personalizzato, evitando grandi perdite di tempo», sostiene De Mauro.

I materiali

Unico problema, ad oggi, sono i materiali, ancora scarsi. «Bisogna costruirli o cercare con attenzione», dice Maglioni. Per alcune materie, come diritto ed economia, c’è poco. Per Fisica molto in inglese, poco in italiano. Youtube, Rai Scuola o Ovopedia, i siti dove si trovano video didattici per ogni argomento. Le lezioni di matematica più gettonate sono quelle della Khan Academy. «Per chimica su Youtube si trovano molte risorse: gli esperimenti filmati sono più incisivi di quelli descritti su carta» dice il prof. «In più, sui siti scrivo ogni settimana le attività per casa e quelle da fare a scuola».