Da InformazioneScuola.it – 04/05/2014 – Sono migliaia i docenti precari che stanno partecipando ai PAS per conquistare l’agognata abilitazione all’insegnamento. L’operazione sembra più a vantaggio delle università che degli stessi precari, costretti a sacrifici enormi e a spese “folli”. Di questo e della disorganizzazione ne scrive Emanuela Micucci nell’articolo che segue.

Disorganizzati, difficili da frequentare ed anche costosi. Per frequentare i Pas, i percorsi abilitanti speciali per i docenti non abilitati con contratto a tempo determinato in servizio da almeno tre anni nelle scuole, si spendono tra i 2.000 euro e i 3.000 euro, come nel caso di molti atenei siciliani tra cui il conservatorio Bellini di Palermo per le classi di concorso A031, A032, A077.

Ma per la formazione sul sostegno si può arrivare a picchi di 3.700 euro.

Nonostante l’impegno del Miur a garantire l’accesso ai corsi con costi accessibili a tutti, anche per le ore complessive di insegnamento minori rispetto ai Tfa ordinari, alcune università hanno deciso costi di iscrizioni equivalenti o superiori a quelli richiesti lo scorso anno per i tirocini formativi attivi. Ignorando clausole contrattuali e normative, il decreto del presidente della repubblica n.306/1997 e il parere del Consiglio di Stato (n. 00372/2010). Malgrado il Miur (dm n.45/2013) abbia indicato agli atenei di far partire le lezioni dai primi del 2014 così da finire entro luglio, alcuni Pas sono partiti con grande ritardo. Ultimi quelli dell’Università di Bari a causa, denuncia la Fcl Cgil, dei dipendenti del consorzio interuniversitario che sono in disoccupazione involontaria. Se alcuni atenei non hanno preventivato l’inizio delle lezioni, pur avendo richiesto l’immatricolazione, altri compattano i corsi pur di rispettare al scadenza prevista, penalizzando didattica e candidati costretti a una full immersion. Come in Lombardia per la classe di concorso A033: corso annuale compresso in 3 mesi presso eCampus grazie a 192 ore in e-learning.

Proprio sulle università telematiche esplode il caso Campania. É infatti arrivata fino in Parlamento, con un’interrogazione di Arturo Scotto (Sel), l’esclusione di questi atenei dall’assegnazione dei Pas nelle regione. Eppure, coinvolgere le telematiche avrebbe consentito di abbattere i costi e avrebbe dato ai docenti la possibilità di frequentare le lezioni anche a distanza su una piattaforma accredita dal Miur. Contro il provvedimento le università telematiche campane, in testa Pegaso, stanno per depositare l’appello al Consiglio di stato. Nel frattempo si sta preparando anche l’appello contro l’ordinanza che ha respinto la sospensione poiché l’università telematica Pegaso non avrebbe documentato di essere autorizzata a svolgere corsi anche in presenza: circostanza non richiesta nel regolamento, spiegano all’ateneo osservando che nel fascicolo si trova l’elenco dei docenti dei Pas e le sedi delle lezioni in presenza.