Da TecnicaDellaScuola.it 19/06/2013 – La questione è all’ordine del giorno di molti collegi docenti. Attenzione però al monte ore annuale obbligatorio degli studenti. Basta una riduzione di soli 5 minuti all’ora per raggiungere nell’arco del percorso quinquennale la perdita di un intero quadrimestre per disciplina.
In questo periodo dell’anno scolastico i collegi dei docenti sono chiamati a deliberare le proposte per la formulazione dell’orario delle lezioni, e specialmente negli istituti tecnici e professionali si torna a discutere della riduzione dell’ora di lezione.
Sembra strano perché, col riordino della secondaria di II grado, i curricoli sono già stati “essenzializzati” e ridotti a 32 ore dalle precedenti 36 nei tecnici e 40 nei professionali. Essenzializzazione giustificata dall’allora ministro Gelmini col fatto delle 32 ore “reali” contro le 36 o 40 “virtuali”, perché spesso ridotte a 50 minuti “per cause di forza maggiore”.
Il motivo ufficiale della riproposizione della questione è ancora il pendolarismo degli studenti in relazione ai trasporti. Ma i dirigenti, pressati dalle difficoltà di far quadrare i conti di bilanci al secco, esigono il recupero del debito orario dei docenti, allo scopo di avere ore disponili in ogni momento per coprire le necessità contingenti, come le supplenze brevi e saltuarie. La riconduzione delle cattedre a 18 ore ha prosciugato tutte le ore disponibili, facendo lievitare le spese per le supplenze. Capita a volte che i fondi finiscano a metà anno scolastico, tanto che molti dirigenti ricorrono alla pratica, non legittima, di dividere le classi “scoperte” in piccoli gruppi e di inserirli in altre classi. Tuttavia la riduzione oraria, benché recuperata dai docenti, può esporre il dirigente scolastico a responsabilità dirigenziale, se determina una decurtazione del monte ore annuale obbligatorio degli studenti, con conseguenze dannose sulla formazione e l’apprendimento.
Le norme da tenere presenti riguardano non solo l’osservanza degli “almeno 200 giorni” da assegnare allo svolgimento delle lezioni (Dlvo 297/1994), ma anche i Regolamenti che fissano per ogni ordine di scuola l’orario complessivo annuale, e il DPR 275/1999, grazie al quale ogni scuola dispone degli strumenti dell’autonomia didattica e della flessibilità organizzativa con la possibilità di modificare l’orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale. Il DPR esplicita chiaramente che devono restare fermi “l’articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie”.
Facciamo un esempio: nei tecnici e professionali l’orario complessivo annuale è fissato in 1.056 ore, corrispondenti a 32 ore settimanali di lezione, comprensive della quota riservata alle regioni e dell’insegnamento della religione cattolica. La riduzione di soli 5 minuti all’ora comporta per gli studenti una riduzione di 88 ore rispetto al monte ore obbligatorio annuale, ovvero quasi tre settimane di lezioni. Questo comporta una significativa riduzione percentuale di tutte le discipline.
Prendiamo l’inglese: su 99 ore annuali obbligatorie ne verrebbero cancellate 8,25, il che evidentemente si traduce in minore preparazione/apprendimento degli studenti e impossibilità di raggiungere i risultati di apprendimento attesi al termine dei percorsi. Se consideriamo poi l’intero quinquennio, abbiamo una perdita di 41.25 ore, l’equivalente di un intero quadrimestre.
È pur vero che i calendari scolastici deliberati dalle Regioni prevedono di solito una settimana in più di lezione, riducendo la perdita, sia assoluta sia per disciplina. Ma si resta sempre al di sotto del monte ore obbligatorio. Anzi si rischia di sfiorare pericolosamente il limite dei livelli minimi essenziali, fissati in 990 ore annuali per l’Istruzione e Formazione professionale (Dlvo 226/2005).
“Ho sempre sconsigliato i dirigenti scolastici ad adottare organizzazioni didattiche che riducono il tempo scuola agli alunni” dichiara alla nostra rivista Doriano Zordan Segretario Provinciale dello Snals di Vicenza. “Le norme sono cambiate, con i recenti ordinamenti della scuola secondaria di secondo grado, non si parla più di orario settimanale come nei previgenti ordinamenti, ma si indica un monte ore annuale per ogni singola materia. Se non viene rispettato, si possono innescare varie situazioni: ad esempio potrebbero essere impugnate dai genitori non solo le bocciature ma anche i recuperi a settembre. Infatti i giudici potrebbero accogliere eventuali ricorsi sulla base del presupposto che agli alunni non hanno ricevuto dalla scuola le ore di preparazione previste dagli ordinamenti. Inoltre, continua il sindacalista, “in ambito sindacale non vorrei che, in un momento di crisi economica, queste riduzioni approvate nei collegi prestino il fianco ad una ulteriore ‘limatura’ del quadro orario settimanale di un altro paio d’ore portando le ore settimanali per i tecnici e professionali da 32 a 30, visto che la riduzione di un anno della scuola secondaria di secondo grado non è facilmente applicabile.