Da IlTempo.it – 19/06/2015 – Renzi intende mandare in porto il disegno di legge della Buona Scuola con un colpo di mano. Per superare la valanga di emendamenti (circa 3mila) che ha sommerso il testo in Senato rallentandone il cammino, il governo sta pensando a un maxiemendamento che porti il provvedimento in Aula senza relatori e sul quale poi potrebbe mettere la fiducia. Continua infatti il braccio di ferro tra le forze politiche che vogliono andare avanti con tutto il pacchetto, nonostante non siano stati ritirati gli emendamenti al testo, e la richiesta delle opposizioni di stralciare la parte sulle assunzioni dei 100mila precari. Ieri la commissione Istruzione del Senato ha aggiornato la seduta a martedì prossimo su richiesta dei relatori che vogliono più tempo per lavorare alla riduzione del numero degli emendamenti.

Dal governo il pressing è sempre più serrato. «Discutiamo, facciamo modifiche ma poi votiamo. Altrimenti saltano gli investimenti sulla scuola, che arrivano per la prima volta dopo decenni» è l’appello al dialogo lanciato da Renzi. Ma con una minaccia esplicita: Se non si riuscirà a superare lo stallo in Parlamento e approvare il ddl in tempi rapidi, rischiano di slittare al 2016 le 100 mila assunzioni.

E di rimando il ministro Stefania Giannini: «Temo che quest’anno non saranno più possibili». Ma le opposizioni non demordono e accusano Renzi di usare i precari come arma di ricatto. «Nessun ricatto – replica il premier – La verità è che puoi assumere solo se cambi il modello organizzativo della scuola». Dunque resta il no alla richiesta, avanzata anche dalla minoranza Pd, di fare subito le assunzioni con decreto. «La scuola non può diventare ammortizzatore sociale per i precari. Assumiamo i professori per metterli a lavorare in un sistema organizzativo diverso» incalza il premier. Se la riforma non passa e quel sistema non parte le assunzioni non hanno ragion d’essere. «Noi ci siamo, pronti al confronto fin dalla conferenza nazionale sulla scuola» che si terrà all’inizio di luglio, ribadisce il premier. Ma resta il tentativo, denuncia, di «bloccare» la riforma da parte di chi pensa che sia «una sciagura» e ha perciò sommerso la commissione di emendamenti. Il presidente della commissione Andrea Marcucci in un tweet riassume l’entità dello scoglio su cui si è incagliata la riforma: 2150 proposte di modifica, +500 subemendamenti, +94 ordini del giorno. M5S ne ha presentati 620, Sel 529, il Pd 334, Gal 198, Forza Italia 183, Area Popolare 152, Lega 110.

Il tempo, come segnala anche il ministro Giannini, è ormai agli sgoccioli. Ma i relatori, la renziana Francesca Puglisi e Franco Conte di Ap, lanciano un estremo appello alle opposizioni e allo stesso Pd perchè sfoltiscano il numero degli emendamenti. «Non arretriamo di un millimetro – afferma Puglisi – sulla volontà di andare avanti per mettere in cattedra a settembre i docenti precari». La minoranza Pd, con il senatore Walter Tocci, dà la sua disponibilità al ritiro («Abbiamo solo 18 emendamenti, li possiamo ridurre a 5 o 6», spiegano) ma chiede a Renzi di garantire le assunzioni con un decreto da varare subito. Perchè, afferma Tocci, le nuove procedure di nomina previste dalla riforma entreranno in vigore solo nel 2016 e dunque in ogni caso i 100 mila sarebbero assunti a settembre con le vecchie regole. Se il governo non fa il decreto, sostiene, è «solo per scaricare su altri la responsabilità del rinvio».