Da TuttoScuola.com – 03/10/2016 – Nell’anno scolastico appena cominciato il rapporto alunni per classe a livello nazionale è di 21,09, in diminuzione rispetto al 21,24 dell’anno scorso e rispetto al 21,49 del 2012-13.

Ma in Calabria le classi ospitano in media 19,01 alunni, mentre in Emilia Romagna devono stringersi in ogni classe in media 22,25 alunni (3,24 in più degli alunni calabresi).

Le due regioni rappresentano la punta di un fenomeno che riguarda le aree geografiche di appartenenza: al Nord il rapporto alunni/classe si attesta quest’anno a 21,63 (rispetto al 20,41 di nove anni fa: +6%); al Sud e nelle Isole a 20,36 (rispetto al 19,97 di nove anni fa: +2%).

Oltre che sul piano didattico ed organizzativo (è evidente che le cosiddette “classi pollaio” sono più concentrate nel settentrione), questo squilibrio ha delle conseguenze anche in termini di cattedre: se il rapporto medio nazionale di 21,09 fosse uguale per tutti i territori, andrebbero ridistribuiti ben 8.900 posti dal Sud al Nord. Insomma sarebbero cattedre disponibili al nord, verso le quali presumibilmente si dovrebbero spostare docenti meridionali, che oggi hanno trovato posto vicino casa anche grazie al più favorevole rapporto alunni/classe consentito dal Ministero dell’istruzione. E’ noto infatti che l’offerta di insegnanti è concentrata ormai nel Mezzogiorno (il 74% degli insegnanti interessato ai trasferimenti per mobilità di questa estate era meridionale, a fronte del 38% dei posti disponibili al Sud e nelle Isole).

Insomma la cosiddetta “deportazione” al nord di docenti meridionali non solo è dovuta a fenomeni demografici e sociali già evidenziati, di cui si è dibattuto sui media e a livello politico nazionale, ma risulta anche mitigata dalla politica degli organici che governi di diverso colore politico hanno seguito almeno nell’ultimo decennio, con l’intensificarsi del trend di diminuzione di nascite, e quindi di studenti e di cattedre, al sud del paese.

Altrimenti il tasso di emigrazione verso nord sarebbe ancora più accentuato.