Da OrizzonteScuola.it – 25/12/2013 – Esiste o non esiste? Ogni anno, in prossimità delle festività natalizie, accade che in qualche prima elementare esplode od implode il caso Babbo Natale ma anche Befana Deve essere questo compito della scuola o dei genitori? Quale libertà d’insegnamento?

Senza dimenticare il ruolo di internet, i bambini , a cui i genitori fin da piccoli comprano cellulari o computer, possono arrivare da soli a capire che Babbo Natale non esiste. Basta un semplice click per capire che Babbo Natale altro non è che una grande illusione.

Se il bambino chiederà, se il bambino porrà il problema in classe, più che essere categorici, freddi e schematici, si deve avviare un confronto affinché sia proprio il bambino a capire che Babbo Natale o la Befana altro non erano che una bugia buona. Perché le bugie buone esistono ed è ipocrita negarlo.

Nel caso inverso, quando il problema non si pone, quando i bambini non chiedono nulla in merito, perché uccidere precocemente Babbo Natale ?

Una questione etica ma anche di rilevanza sociale. E’ nota anche la posizione puritana di molti conservatori, e Vescovi anche italiani, che reputano intollerante la cultura di babbo natale con il Natale cristiano. Ma anche su ciò vi sarebbe da dire molto in merito a tutto ciò che è correlato alla religione, al cristianesimo, al culto, ed a quelle verità religiose che vogliono diventare dogmi anche per la società laica.

Babbo Natale, e la Befana a scuola, devono esistere in modo ragionevole ma senza coltivarne il culto. Perché, pur nella consapevolezza della tendenza consumistica che caratterizza l’odierna figura del Babbo Natale o quella più povera della Befana, pur nella consapevolezza dei tentativi assolutamente robotizzanti che caratterizzano questa società, vedi quello che accade in alcuni centri commerciali della Gran Bretagna dove i bambini prima di incontrare Babbo Natale devono sottoporsi alla macchina della verità, ebbene, queste figure tradizionali ed altamente popolari rappresentano oltre che una forte emozione ed un piccolo sogno per i più piccoli, sono indice anche di quel grado di maturità e consapevolezza che l’individuo concretizzerà nel corso della sua vita.

Arriverà il momento in cui il bambino capirà che Babbo Natale o la Befana non esistono.

In quel momento si segnerà un passo verso la maturità, si porrà da parte il proprio essere fanciullo per iniziare a percorrere la via che condurrà al divenire lentamente essere adulto. Vi è il tempo in cui si è bambini. Essere bambini implica anche sognare, credere in Babbo Natale o nella Befana, essere bambini vuol significare essere più umani e meno freddi e razionali.

E la scuola ha tra i suoi compiti anche quelli di coltivare i sogni e le emozioni dei bambini per accompagnarli lentamente e non precocemente verso quella consapevolezza che spingerà l’individuo a capire semplicemente che Babbo Natale o la Befana non verranno più perché ora sono semplicemente grandi per Babbo Natale e per la Befana.

Vi è un tempo per Babbo Natale vi è un tempo per la realtà. Una realtà che comunque, grazie alle nuove tecnologie in primis, accelera la fine di Babbo Natale.

La scuola deve saper armonizzare tutto ciò ed ovviamente non coltivare il culto di Babbo Natale ma nello stesso tempo deve saper spiegare, quando ciò accadrà, il senso della bugia buona di Babbo Natale, ma senza bruciare i tempi.