Da TuttoScuola.com – 24/07/2013 – Per l’obbligatorietà dell’introduzione dei libri digitali a scuola si va verso un ulteriore slittamento, all’anno scolastico 2015-2016. È quanto riferisce il quotidiano La Repubblica, riportando, virgolettate, le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione in carica, Maria Chiara Carrozza, agli editori, incontrati a metà della settimana scorsa: “Fermiamo tutto, l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali è stata eccessiva, voglio prendere in mano la questione ed esaminarla a fondo. Deponete le armi”.
Questo slittamento si aggiungerebbe al precedente, che aveva visto l’allora ministro Profumo, il 26 marzo scorso, rimandare l’adozione dei libri digitali dal settembre 2013 al settembre 2014.
Le rassicurazioni del ministro Carrozza sono da ricollegarsi, almeno in parte, al ricorso promosso al Tar dagli editori contro il decreto Profumo, per il timore di un crollo delle vendite dei libri cartacei, che assorbono un quinto delle vendite totali di libri in Italia.
La volontà del ministro è dunque quella di evitare a viale Trastevere nuovi contenziosi al Miur, che peraltro non ha ancora spiegato se alla frenata sui testi digitali corrisponderà lo sblocco del tetto sui costi imposti da Profumo alle aziende (con risparmi per le famiglie dal 20 al 30 per cento).
Con questo slittamento, gli editori tirano un grande sospiro di sollievo, evitando di dover mandare al macero tonnellate di carta stampata.
La questione di fondo tuttavia è di portata enorme: per effetto di questo slittamento, se confermato, gli editori sono incoraggiati a non adattarsi ai nuovi modelli di business e a perseguirne di parassitari; in un Paese come l’Italia, che ha nel deficit digitale uno dei suoi (tanti) problemi, “l’accelerazione impressa all’introduzione dei libri digitali” non è “eccessiva” per definizione, e tanto più nel mondo della scuola che dovrebbe fare da traino verso la digitalizzazione.
Infine, resta il dubbio che il ministro, come per l’istituzione dei Percorsi Abilitanti Speciali in cui ebbe come unici interlocutori i sindacati (e non, per esempio, i corsisti del Tfa ordinario o le rappresentanze degli studenti universitari), anche in questo caso abbia scelto come unici interlocutori quelli sbagliati. Oltre agli editori, non poteva essere utile confrontarsi anche con i rappresentanti dei genitori, che in questo periodo di crisi faticano ad arrivare a fine mese e hanno tutto l’interesse ad avere dei figli proiettati verso l’innovazione e le nuove tecnologie?
Insomma, è difficile non essere d’accordo con alcune delle conclusioni scritte da Guido Sforza nel suo blog sull’Espresso: “Se si rallenta il processo di digitalizzazione solo perché qualcuno rischia di rimetterci dei soldi, possiamo dire addio al futuro del Paese” e “Uno studente alfabetizzato in più vale ben qualche euro in meno nella tasca di un editore che, peraltro, se si ritrova in questa condizione lo deve, in buona misura, solo ed esclusivamente alla propria miopia ed alla pretesa di continuare a risparmiare sul futuro in danno dei suoi lettori”.