Da TuttoScuola.com – 12/12/2014 – Ma è davvero opportuno svuotare le Graduatorie ad Esaurimento (GAE) in un colpo solo immettendo in ruolo tutti i suoi iscritti dal 1° settembre 2015?

La “Buona scuola”, come si sa, ha fatto i conti per questa che si annuncia una delle più rilevanti operazioni di reclutamento nella scuola italiana, e ha previsto appunto che dal prossimo anno scolastico verranno immessi in ruolo tutti gli iscritti che sono rimasti nelle GAE: circa 140.600, oltre a 7.500 vincitori e idonei dell’ultimo concorso per un totale di 148.100 nuovi docenti.

Però, mentre i 7.500 docenti provenienti dal concorso sono stati valutati di recente, dei 140.600 si sa poco, se non che sono da anni (quanti?) inseriti nelle graduatorie permanenti trasformate poi in esaurimento.

Quanti di loro nell’attesa del ruolo, un miraggio per molti, hanno lavorato nella scuola?

Quanti, invece, dovendo comprensibilmente sopravvivere nell’attesa della chiamata, in questi anni hanno fatto altro, lavorando fuori dalla scuola nei mestieri più disparati oppure sono rimasti a casa facendo le casalinghe?

Nella Buona Scuola si dice che “negli ultimi 3 anni circa 43 mila persone iscritte nelle GAE non hanno effettuato né supplenze annuali o sino al termine delle attività didattiche né supplenze brevi”. 43 mila su 140.600 sono il 30%: quasi un terzo degli iscritti non lavora nella scuola statale.

Un numero da verificare, perché una parte di loro potrebbe lavorare nelle scuole paritarie.

Potrebbero essere almeno 30 mila, il 20% degli iscritti GAE, che da un tempo non definito non stanno insegnando. Docenti che forse sanno ormai poco della scuola di oggi, arrugginiti nella lunga attesa, anche se non per colpa loro. E’ opportuno che entrino stabilmente nella scuola senza filtro o controllo?

La scuola, tanto meno una Buona Scuola, non può permettersi il lusso di accogliere acriticamente tutti. Che fare allora?

Per prima cosa l’Amministrazione dovrebbe individuare e quantificare con esattezza questi docenti. Dopo di che va trovata una soluzione che contemperi le loro aspettative con i requisiti di una scuola di qualità. Proviamo a ragionarne, con la consapevolezza che si tratta di un tema delicato e ostico, ma che non può essere eluso.