Da LaStampa.it – 17/09/2015 – Era un anno fa, giorno più giorno meno. Il premier Matteo Renzi annunciava la grande riforma della scuola promettendo assunzioni per 150 mila precari, la fine della «supplentite» e lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento. Dodici mesi dopo quello che resta di queste promesse è l’assalto agli Uffici Scolastici di questi giorni di assegnazione delle supplenze senza più avere nemmeno la certezza delle graduatorie pubblicate. E quindi, nella confusione generale, può capitare che una precaria ottenga in una fase la cattedra di ruolo a Napoli, in un’altra a Catania e opti per una supplenza a Messina.

Un anno dopo

Dodici mesi dopo gli annunci il numero dei supplenti non solo non è calato ma è in aumento, nelle graduatorie a esaurimento restano ancora almeno 50mila precari.

Nella migliore delle ipotesi un precario su tre resterà nelle graduatorie ad esaurimento. Nella peggiore quasi uno su due. Tutto come prima, insomma. Anzi peggio, sostengono i sindacati. È una fase temporanea, spiega il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini da Trento: «La “buona scuola”, tra i processi virtuosi che innesca quest’anno, ma che richiederanno almeno un triennio per il compimento, farà diminuire progressivamente le supplenze, il rito si ridurrà ai casi residuali». E rivendica il successo della riforma: a rifiutare la cattedra nella fase B alle 19 di ieri sera erano stati in 34, più o meno il 3 %.

La «supplentite»

È vero. Ma è anche vero che, se il governo non modificherà i criteri di immissione in ruolo, nelle graduatorie ad esaurimento rimarrà a lungo l’esercito di precari che insegnano materie su cui non ci sono posti. Ed è vero pure che chi ha detto di sì, subito dopo ha messo da parte l’immissione in ruolo a chilometri di distanza accettando una supplenza vicino casa perchè il Miur offriva questa possibilità e l’anno prossimo ci sarà sempre il piano di mobilità straordinaria che creerà nuove opportunità. Quindi i nominati in ruolo lasciano sospesa la loro immissione per restare supplenti e la loro cattedra viene nel frattempo assegnata ad altri supplenti. La «supplentite» è viva e vegeta, insomma, ed è persino più precaria di quella finora conosciuta.

Gli insegnanti che stanno firmando il contratto in questi giorni sa che c’è una clausola che specifica «fino all’avente diritto». Vuol dire che nella confusione generale si potrebbe anche essere costretti a farsi da parte in autunno perché qualcun altro reclama la supplenza trasformando il collega precario in un collega licenziato.