Da TuttoScuola.com – 10/12/2014 – Tra piano di assunzioni 2015 della Buona Scuola e possibile effetto moltiplicatore della sentenza della Corte di giustizia europea, le stime di immissioni in ruolo avanzate da alcuni sindacati viaggiano a livelli iperbolici dell’ordine di alcune centinaia di migliaia di precari assunti.

Ma, come si dice, l’appetito vien mangiando e c’è già chi sostiene che nell’ambito della disabilità dovrebbero esserci anche alcune decina di migliaia di altre nuove assunzioni (40 mila?) per rispettare la legge che prevede il rapporto medio nazionale di un posto di sostegno ogni due disabili inseriti.

Per capire di cosa si sta parlando, ecco la norma di cui si invoca l’applicazione: la legge finanziaria 2008, con l’obiettivo di pervenire ad una perequazione territoriale, ha disposto “…lo sviluppo dei processi di integrazione degli alunni diversamente abili anche attraverso opportune compensazioni tra province diverse ed in modo da non superare un rapporto medio nazionale di un insegnante ogni due alunni diversamente abili”.(c.3, art.50).

Da allora il rapporto di 2 disabili per 1 docente di sostegno a livello nazionale è stato sempre rispettato, ma dall’anno scorso il rapporto è cambiato … in meglio.

Nelle scuole statali, dall’infanzia alle superiori, sono stati inseriti infatti 209.814 alunni disabili; per loro sono stati nominati 110.216 docenti di sostegno.

Percentualmente è stato maggiore l’incremento di docenti rispetto a quello degli alunni, tanto che il rapporto è sceso a 1,90 (209.814:110.216).

La legge è stata, dunque, rispettata, eccome. Caso mai quel rapporto medio nazionale di 1,90 non è uguale in tutti i territori, ma questo è un altro discorso… farcito di iniquità.

E quest’anno, com’è il rapporto? I dati del Miur sono ancora ufficiosi, ma si parla, con buona attendibilità, di oltre 117.500 docenti di sostegno per poco più di 217mila disabili inseriti, per un rapporto finale medio che scende ulteriormente attestandosi intorno a 1,85 alunni disabili per ogni docente di sostegno. Legge rispettata, dunque, senza bisogno di ricorrere a nuove assunzioni.

Caso mai, il problema è stabilizzare in ruolo tutti quei 117 mila, mentre l’anno prossimo, per effetto della legge Carrozza, ne saranno stabilizzati poco più di 90 mila.