Da TecnicaDellaScuola.it – 15/10/2016 – Non c’è traccia dei docenti della primaria nella bozza di accordo che permetterà di lasciare il lavoro a 63 anni senza restituire i soldi dell’anticipo di 3 anni e 7 mesi.

Buone possibilità hanno sempre, invece, i docenti della scuola dell’infanzia. Sono queste le ultime indicazioni che trapelano in vista dell’incontro tra governo e sindacati in calendario martedì 27 settembre.

Sembra quindi cadere sul nascere l’auspicio della Uil, che nei giorni scorsi aveva scritto: “ci stiamo battendo affinché l’Ape sociale sia a costo zero per i disoccupati di lungo corso, per chi svolge lavoro di cura assistendo un familiare disabile e per i lavoratori che svolgono mansioni particolarmente faticose, come operai del settore edile, insegnanti della scuola primaria e d’infanzia”.

In generale, per le misure dovrebbero essere stanziati nel complesso poco più di due miliardi ma si stanno affinando i conti sui vari capitoli in vista dell’incontro previsto per martedì 27. Ecco in sintesi le ipotesi sul tappeto raccolte dall’Ansa.

– APE, ANTICIPO PENSIONISTICO: chi compie 63 anni e quindi è distante meno di 3 anni e sette mesi dall’età di vecchiaia potrà andare in pensione anticipata grazie al prestito pensionistico. Il costo per chi ha un lavoro e non rischia di perderlo potrebbe essere molto elevato con una rata che può sfiorare il 25% dell’importo della pensione per 20 anni nel caso di anticipo per la durata massima (vanno considerati oltre la restituzione del prestito, pari a circa il 5% l’anno, anche il tasso di interesse e il premio assicurativo). Sarà prevista la possibilità di uscire a costi molto ridotti per le fasce più disagiate come coloro che hanno perso il lavoro a pochi anni dalla pensione (con la cosiddetta ‘Ape social’), quelli che assistono familiari disabili e per alcune categorie con lavori molto faticosi come gli operai dell’edilizia, alcune tipologie di infermieri e i maestri di scuola dell’infanzia. Dovrebbero inoltre essere previste misure anche per le uscite dovute a crisi aziendali con oneri a carico delle imprese. Per l’Ape dovrebbero essere stanziati circa 500 milioni per il 2017.

– AUMENTO PENSIONI BASSE, SI ESTENDE QUATTORDICESIMA: il Governo punta a estendere la platea di coloro che percepiscono la cosiddetta ‘quattordicesima’ (ora 2,2 milioni di persone) incrementando anche l’importo per coloro che la percepiscono già. Si dovrebbe comprendere nel beneficio coloro che hanno un reddito personale complessivo e non solo pensionistico tra 1,5 (circa 750 euro al mese) e due volte il minimo (circa 1.000). La platea dovrebbe incrementarsi di poco più di 1,1 milioni. La quattordicesima vale tra i 336 euro per chi ha meno di 15 anni di contributi e 504 per chi ha oltre 25 anni di contributi ed è erogata una volta l’anno a luglio. Questa misura dovrebbe costare circa 600 milioni. Un terzo delle risorse dovrebbe servire ad aumentare gli importi per coloro che percepiscono la somma aggiuntiva già ora.

– EQUIPARAZIONE NO TAX AREA PENSIONATI LAVORATORI DIPENDENTI: per l’equiparazione della no tax area dei pensionati con i lavoratori dipendenti a 8.000 euro dovrebbero essere stanziati circa 250 milioni di euro eliminando la distinzione ora esistente tra under e over 75.

– PRECOCI IN PENSIONE PRIMA: è il tema più controverso perché rischia di essere la misura più costosa. Sembra prevalere l’ipotesi di dare vantaggi per l’uscita anticipata solo a coloro che hanno cominciato a lavorare prima dei 16 anni rispetto agli sconti (tre mesi per ogni anno lavorato prima dei 18 anni) per tutti coloro che hanno lavorato un anno prima della maggiore età. Il Governo ha proposto per questi “super-precoci” un anticipo di un anno e quindi l’uscita a 41 anni e 10 mesi di contributi (gli uomini) invece dei 42 e 10 mesi previsti per la pensione anticipata. I sindacati chiedono sconti ulteriori. Per questa misura il Governo ha messo sul tavolo 600 milioni. La platea dovrebbe aggirarsi sulle 25.000 persone (con una pensione media di 1800-1900 euro al mese).

– RICONGIUNZIONI ONEROSE: il Governo ha intenzione di rendere possibile l’unificazione dei periodi contributivi evitando costi aggiuntivi. Questa misura dovrebbe costare circa 100 milioni.

– USURANTI: è confermata anche l’intenzione di rendere più semplice l’uscita per chi è stato impegnato a lungo in attività usuranti allargando le maglie delle attività considerate. Anche per questa misura le risorse dovrebbero aggirarsi sui 100 milioni.

Secondo il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, sulle pensioni, in questi mesi “si sono fatti importanti passi avanti. Abbiamo incalzato il Governo rappresentando la necessità di appostare risorse adeguate a dare le risposte che pensionandi, pensionati e giovani si attendono da questo confronto. È necessario ancora compiere un ultimo sforzo per arrivare ad un’intesa accettabile”.