Redazione – 24/04/2013 – Si avvicina la fine dell’anno scolastico e, in vista degli esami, la paura della prova Invalsi è alle porte.
Scuole, Docenti, Studenti: ll Sistema Nazionale di Valutazione viene considerato oramai una sorta di “Grande Fratello” che si intrufola nelle aule secondo una logica indagatoria ed intrusiva, e viene da tutti percepito come una spada di Damocle che minaccia e mortifica l’operato di un intero anno scolastico.
Gli insegnanti vivono con maggiore disagio ed ansia questa enfasi sulla valutazione, perché l’associano a un indesiderato maggiore controllo sul loro operato professionale e didattico.
Eppure sarebbe importante, ogni tanto, “riesumare” l’identità profonda della valutazione, che ha radici etico-professionali solide, che non vuole affossare ma aiutare il Sistema Scuola.
Valutare è uno strumento al servizio della scuola, un’azione non tanto di carattere certificativo, ma regolativo all’interno, di affidabilità verso l’esterno.
La Prova Invalsi vuole offrire la possibilità, a ciascuna scuola, di avvalersi degli esiti, per avviare un processo di miglioramento dell’offerta formativa proposta.
Vuole fornire ai docenti informazioni e conoscenze utili per prendere decisioni operative, per monitorare al meglio i propri studenti, indagandone potenzialità e criticità.
La Prova Invalsi – come del resto ogni attività valutativa – deve offrire al singolo studente una chance diversa, una possibilità in più per migliorare la propria formazione e per imparare ad imparare, con il piacere della scoperta e del miglioramento, indispensabili a un’armonica crescita umana e civile.
La valutazione che vuole essere formativa è un atto indispensabile a tutte le componenti coinvolte per “regolare” il rapporto tra insegnamento e apprendimento, e non ha senso se effettuata soltanto a fine anno perché, per dirla con Bruner, sarebbe come raccogliere informazioni sul nemico a guerra già finita.
La pratica dell’obiettivo, costante e paziente, dona fisiologicamente i propri frutti. L’esercizio continuo, la condivisione di una nuova ottica che, deposte le armi, invita tutte le parti coinvolte ad una sana e proficua collaborazione, necessariamente porterà a risultati migliori di quelli ottenuti finora.
Non abbiate paura della Prova Invalsi, diciamo ai Dirigenti: aiutate i vostri docenti ad approcciarla in maniera diversa, stimolate un confronto sereno, un esercizio continuo nelle vostre scuole, che abbracci l’intero anno scolastico, che faccia comprendere ai vostri alunni il piacere di migliorarsi, giorno dopo giorno.
Ricordate sempre che, in un sistema valutativo orientato al miglioramento e all’apprendimento permanente, ogni istituto autonomo diventa fonte preziosa di informazioni, fondamentali per migliorare se stessi e contribuire a migliorare l’intero sistema.