Da Tuttoscuola.com – 03/12/2013 – Mille euro al giorno per ogni classe occupata. A tanto ammonta il ‘costo’ delle occupazioni scolastiche, oltre agli eventuali danni provocati durante la protesta. Il calcolo dei costi delle occupazioni studentesche è stato fatto dalla ANP (Associazione Nazionale Presidi) che nei giorni scorsi ha promosso una riunione a Roma per capire come ”prevenire e gestire le occupazioni” nel tentativo di ”arginare il fenomeno” che puntualmente, ogni autunno, si ripropone. Obiettivo ”elaborare una linea comune per non lasciare soli i singoli presidi ed evitare disparità controproducenti tra colleghi ‘duri’ o ‘permissivi’”.

L’Anp invita, quindi, a mettere in atto una campagna informativa sui ”costi” delle occupazioni. ”Uno studente – spiega l’Anp – costa allo Stato circa 8mila euro l’anno, cioè 40 euro al giorno di lezione. Una classe di 25 studenti ne costa mille. Il ‘fermo’ di una scuola di 30 classi ne costa 30mila, sempre al giorno. In due giorni  di sospensione delle lezioni – evidenzia – una scuola di medie dimensioni ha ‘bruciato’ l’equivalente di quanto riceve in un anno di finanziamenti”.

L’Anp evidenzia anche che ”quel denaro viene dalle tasse, pagate in primo luogo dai lavoratori dipendenti. Il padre di uno degli occupanti deve lavorare in media quasi un mese per guadagnare quello che la classe di suo figlio dilapida in un giorno”.

Di qui l’invito pressante agli studenti che hanno fra i temi favoriti per le occupazioni lo slogan’più fondi alla scuola pubblica’: ”Se i ragazzi vogliono difenderla la scuola pubblica – sottolinea l’associazione dei dirigenti scolastici – devono capire che questa non è la strada giusta perchè genera uno spreco di denaro pubblico”, e rischia di aumentare le disuguaglianze sociali.

Per arginare il fenomeno, quindi, secondo i presidi, la parola d’ordine è ‘prevenzione’. “Bisogna offrire ai ragazzi, già dai primi giorni di scuola, spazi di confronto e trattare temi che stanno loro a cuore”, ma nella legalità. Tra le proposte “un pacchetto di giorni di didattica flessibile cogestita da alunni e prof”. Ma, se tra i ragazzi prevalesse la ‘linea dura’, da parte dei presidi si sarebbe una risposta proporzionata. Non necessariamente sgomberi e denunce, strada ipotizzata solo nei casi di danneggiamenti o violenze, ma norme da inserire nei regolamenti di istituto che rendano sanzionabili dal punto di vista disciplinare la “permanenza illecita nella scuola, l’utilizzo non autorizzato di aule, l’ingresso non autorizzato di esterni all’istituto”.