Da Informazionescuola.it – 04/05/2014 – Sarà forse l’innata capacità di arrangiarci alla quale ormai ci stanno abituando? sarà che il popolo italiano ha una capacità superiore agli altri ad arrabbattarsi in mille difficoltà quotidiane? sarà perchè nonostante la scuola sia stata ridotta all’osso ha ancora insegnanti bravi e capaci in grado di preparare bene gli studenti? Forse di tutto un po’,  adesso lo certifica l’OCSE: gli italiani, bravi a cavarsela! Ne scrive nell’articolo che segue Giovanni Scancarello.

Italiani forti in problem solving. Stavolta l’Ocse promuove l’Italia che si piazza al 15° posto della classifica della competenza di problem solving su 65 Paesi. È la prima volta che l’Ocse Pisa si concentra su questa competenza, dopo quelle tradizionali di matematica, scienze e lettura.
Per l’Ocse il problem solving è la capacità individuale di sviluppare processi cognitivi per capire e risolvere problemi, il cui metodo e soluzione non risultino ovvi.
Si tratta della principale competenza su cui concentrarsi per valutare il grado di formazione del «cittadino riflessivo», spiegano da Parigi. «I 15enni che oggi presentano basse competenze di problem solving», comnmenta Andreas Schleicher, direttore esecutivo education dell’Ocse e padre del programma Pisa, «domani avranno difficoltà a trovare un buon posto di lavoro».
L’Ocse così decreta ufficialmente l’avvio della fase 2.0 della valutazione internazionale dell’apprendimento, contraddistinta dall’interesse crescente degli analisti per le cosiddette competenze di processo (cognitivo). «I decisori politici e gli educatori», aggiunge Schleicher, «dovrebbero ridefinire i metodi e i curricula in modo da aiutare gli studenti a sviluppare questo tipo di skill che riflettono un crescente interesse da parte del mondo dell’economia».
I dati confermano lo strapotere asiatico nella corsa alla conoscenza. Primi in classifica gli studenti di Singapore con 562 punti, ad aprire la volata del sol levante e precedendo Corea, Giappone, Cina– Macao– Hong Kong, Shangai e Taipei. Nella classifica mondiale del problem solving gli italiani si piazzano al 15° posto della classifica a 510 punti su 500 della Media Ocse.
Per l’Ocse, in fatto di problem solving gli studenti italiani sono equiparati a quelli di Inghilterra, Estonia, Francia, Olanda, Repubblica Ceca, Germania Stati Uniti,Belgio, Austria e Norvegia. Siamo bravi nella soluzione di problemi relativi alla misurazione e acquisizione di conoscenza, con il 49,5% di media di risposte corrette contro 45,5% della media Ocse. Bene anche nella soluzione di situazioni problematiche cosiddette statiche (47.1% media Ocse e 49,5% Italia), ma anche in quelle dinamiche (o meglio «interattive»), dove la media di risposte corrette a livello Ocse era del 43,8%, mentre per gli italiani è stata del 47,9%. Quest’ultima categoria di problemi pare rappresenti l’area di competenza più interessante per l’economia della conoscenza.
L’obiettivo equità. Bisogna fare attenzione nell’acquisire i dati di questa competenza, perché sarebbe un errore ritenere il successo in qualche modo tutto farina del sacco della scuola. Sta di fatto, comunque, che quando si tratta di mettere gli studenti a produrre soluzioni ai problemi, il nostro sistema scolastico, notoriamente caratterizzato da un tessuto a pelle di leopardo per la significativa varianza territoriale e interistituzionale di risultato ai test di matematica, scienze e lettura, stavolta si dimostra più compatto e inclusivo. I risultati di prestazione degli studenti italiani mettono in evidenza sperequazioni all’interno delle diverse fasce di livello, in misura più ridotta del previsto. Per altro questo prova anche il fatto, spiegano i ricercatori Ocse, che è possibile combinare alti livelli di performance con bassi livelli di varianza di risultato.
Per noi un passo avanti, visto che il problema con i test di matematica, scienze e lettura è stato proprio la grande difficoltà di contenere i livelli di varianza tra i territori, tra scuole e all’interno delle scuole. In fatto di varianza di risultato associata al confronto tra diverse scuole e all’interno delle singole scuole, la media italiana è di 89 contro 100 di quella Ocse.
I maschi ritornano in testa. È tempo di riscossa, anche per i maschi. Per gli studenti italiani, spiegano da Parigi, è molto marcata la differenza di prestazione in base al sesso, per cui se nella coda degli studenti con
le performance più basse non si registrano grandi differenze tra maschi e femmine, diversamente va per gli studenti più bravi. Ai livelli più alti di proficiency (livello di competenza 5 e 6) i ragazzi sono il doppio delle ragazze.