Da TuttoScuola.com – 30/03/2015 – Li abbiamo chiamati triennalisti, ma forse sarebbe meglio chiamarli nuovi esodati della scuola: sono i precari con almeno 36 mesi di servizio che, in base all’articolo 12 del disegno di legge sulla Buona Scuola, saranno interdetti dal lavoro.

Di fatto decine di migliaia di docenti oggi in cattedra con un contratto a tempo determinato perdono – se non cambieranno le cose – la possibilità di avere un posto, sia pure a termine, il prossimo anno scolastico. Nei giorni scorsi Tuttoscuola ha parlato di 40-50 mila persone che si trovano nella condizione di esodati, ma, se quanto previsto dal ddl sarà confermato, alla fine potrebbero essere molti di più.

Vediamo perché, richiamando il dispositivo dell’art. 12: “I contratti a tempo determinato stipulati con personale docente, educativo, amministrativo, tecnico ed ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di 36 mesi, anche non continuativi”.

Primo gruppo di questi esodati con 36 mesi di servizio alle spalle sono i docenti iscritti in seconda e terza fascia nelle graduatorie d’istituto: circa 28 mila.

Ma c’è anche il personale Ata nelle medesime condizioni: sono circa 11 mila.

L’altro personale con almeno 36 mesi di servizio alle spalle si trova nelle GAE. Teoricamente con la stabilizzazione dovrebbero essere tutti salvi, ma tra di loro vi sono quei 23 mila docenti di scuola dell’infanzia per i quali la stabilizzazione potrà avvenire tra un paio d’anni (se va bene), dopo la riforma 0-6. Nel frattempo dovranno attendere rimanendo nella condizione transitoria di precari. Ma poiché quasi tutti hanno alle spalle molto servizio pre-ruolo, andranno ad infoltire, se pur transitoriamente, l’esercito degli esodati.

Il numero complessivo si avvicina, dunque, alle 60 mila unità. 60 mila persone cui sarà proibito lavorare nella scuola per la sola “colpa” di avervi lavorato troppo. In condizioni precarie.

A meno che il Parlamento non trovi per loro una soluzione ispirata ad una logica di giustizia, come, ad esempio, un concorso riservato.