Da OrizzonteScuola.it – 08/12/14 – Dopo le polemiche legate all’emendamento dell’On Santerini (confluito nell’emendamento Coscia-Sanerini) che chiedeva una certificazione delle competenze informatiche e linguitiche ai 150mila docenti che sarano assunti con la riforma, abbiamo chiesto all’interessata di spiegarci i motivi che stanno dietro la proposta.

Partire dai bisogni della società contemperandoli con le attese, pur legittime, di chi aspetta da anni un posto di ruolo nella scuola statale. Milena Santerini era in procinto di salire su un aereo per Bruxelles mentre sintetizzava con queste parole i convincimenti alla base dei suoi emendamenti alla Legge di Stabilità.

“So benissimo che nelle Graduatorie a esaurimento ci sono persone iperformate, che presto entreranno meritatamente in ruolo. Ma è compito di questo Governo verificare e monitorare anche quali possano essere gli eventuali bisogni formativi di cui questo stesso contingente necessita per offrire un servizio sempre più in sintonia con le esigenze dei nostri ragazzi e delle loro famiglie”. Il senso della sua proposta, precisa la Deputata di Democrazia Solidale, è questo: rovesciare la logica delle assunzioni adeguando l’offerta alla domanda e accertando, per esempio durante l’anno di prova, quanto presenti e consolidate siano competenze come l’inglese e l’informatica per poi poter progettare un investimento cospicuo nella formazione dei docenti.

 “Non vorrei che si segnasse un passo indietro anziché in avanti rispetto all’ultimo concorso, quello bandito da Profumo nel 2012: allora erano richieste tanto minime conoscenze informatiche quanto relative a una lingua straniera. Penso che tali elementi debbano continuare a essere pensati come imprescindibili nella preparazione di un buon insegnante”. Le domando, a questo punto, se il suo parametro siano i laureati in Scienze della Formazione Primaria, a favore dei quali qualcuno l’ha vista fin troppo schierata: “Se così fosse non potrebbe che essere per me un vanto. Le persone che ha appena citato escono da un percorso di studi quinquennale che ha previsto tanto l’informatica quanto l’inglese e sarebbe un peccato se l’accesso alla professione docente fosse loro precluso. Ma ribadisco, non si possono prendere i neolaureati come parametro per le assunzioni: sappiamo tutti che il nostro Paese deve fare i conti con una generazione di docenti che ha speso i propri anni migliori per la scuola, ed è proprio a queste persone che il Governo darà una risposta. Una risposta che, però, non può non essere allineata con i bisogni della società”.

Eppure sono in tanti a paventare che l’ingresso di una mole così consistente di docenti possa bloccare il processo di rinnovamento che da tanto tempo e da tante parti si auspica. Facciamo presente all’onorevole Santerini che sia i neolaureati SFP sia gli abilitati TFA, rischiano, per esempio di stagnare chissà quanti anni nelle seconde fasce delle Graduatorie di Istituto. La parlamentare tradisce un moto di simpatia immediato per le due categorie di docenti appena nominate, in particolare si sofferma sugli ultimi definendoli “colti, preparati, usciti da un percorso molto duro e selettivo”. “Tuttavia i giochi non sono fatti – aggiunge – potrebbe ancora esserci qualche colpo di scena; ho la segreta speranza che anche per loro possano trovarsi degli spazi, non dimentichiamo i pensionamenti”. Una speranza che a noi sembra un po’ dissonante con la sinfonia che il PD ha intonato negli ultimi mesi, manifestando una chiusura granitica all’ingresso dei neoabilitati TFA in GAE.

La conversazione torna poi velocemente alla formazione di chi, per adesso, assunto lo sarà sul serio: l’Onorevole Santerini non ha il tono di chi la considera un paradosso – anche perché è evidentemente persuasa del fatto che la formazione in servizio debba essere sempre più concepita come un diritto-dovere lungo tutto l’arco della vita professionale – ma confida nei prossimi decreti attuativi: “Grazie agli interventi diretti del Governo su questa materia potremo monitorare le competenze del nostro personale e provvedere anche all’erogazione di una formazione specifica laddove se ne senta il bisogno”.

Facciamo presente alla Santerini il caso forse un po’ limite di coloro che si trovano regolarmente iscritti nelle GAE pur non potendo vantare un’esperienza di insegnamento vera e propria e le chiediamo quale orientamento seguirà, a suo avviso, il Governo: “Sarebbe stato meglio censire questi ‘casi’ prima dell’annuncio della loro assunzione a tempo indeterminato, tuttavia adesso non si può che agire secondo la strada che ho illustrato prima: l’anno di prova servirà per verificare, anche nel caso di costoro, tanto l’attitudine tanto le competenze utili a un insegnamento efficace e di qualità”.

“L’anno di prova, insomma, non deve ridursi a una mera formalità” conclude Santerini “abbiamo l’opportunità di compiere quel cambio generazionale che si aspetta da anni in Italia portando nelle nostre classi persone equilibrate, formate, appassionate. Non possiamo e non dobbiamo sprecarla. L’unica strada da percorrere a questo punto è, lo ribadisco, l’investimento nella loro formazione”.