Da TuttoScuola.com – 24/01/16 – La legge della Buona scuola ha previsto fondi e iniziative certamente meritevoli, di cui tutti ci siamo rallegrati. La volontà manifesta di un accentramento delle iniziative è giustificata con l’argomentazione di una più oculata distribuzione e controllo dei risultati, anche per evitare il perpetuarsi delle disparità e della diseguaglianza nella qualità delle scuole  sul territorio…

Il MIUR ha cominciato da tempo a sfornare bandi, inviti a presentare proposte per ricevere finanziamenti, contributi: formazione su diversi temi, progetti specifici di alternanza, laboratori per l’occupabilità, Made in Italy etc. etc… Escono in fretta, ma quale programmazione è stata fatta, rispetto proprio alla diffusione di questi bandi? Al fatto che tutte le scuole siano informate e possano partecipare?

Se un bando esce e viene pubblicato, dovrebbe prevedere un tempo congruo perché sia letto e sottoposto a chi nelle scuola progetta (dirigenti e docenti che non sono lì per fare solo quello!), dovrebbe lasciare anche il tempo di scrivere il progetto che… deve possedere determinati requisiti per essere selezionato. Un requisito preferenziale, giustamente, è poi che il progetto sia presentato da una rete: una rete che non si può improvvisare in poco tempo, o che dovrebbe essere già viva e attiva per qualcos’altro.

In molti casi i bandi non hanno ricevuto l’attesa risposta e le scadenze sono state ‘prorogate’.

Ma il fatto  preoccupante è che continuano ad essere emanati imponendo sempre termini brevissimi.  È il caso dell’ultimo bando legato al “Piano nazionale per la Promozione della cultura del Made in Italy”, che dispone di un finanziamento di ben 3 milioni di euro “per promuovere le buone pratiche tra i banchi di scuola”, che porta la data del 25 novembre, mercoledì: è stato diffuso giovedì 26, è stato letto, forse, lunedì 30 ed è scaduto il 10 dicembre!

Questi tempi così ‘risicati’ devono fare riflettere se si vuole favorire e valorizzare la capacità progettuale delle scuole, se si vuole che tutte le scuole sviluppino tale capacità, e non sempre le stesse… se si vuole che l’eccellenza sia diffusa e non ferma e gelosamente custodita da quel pugno di scuole con le quali il MIUR da anni collabora più direttamente. I bandi e i finanziamenti devono essere messi a disposizione di tutti, deve essere data la possibilità a tutti di partecipare e di competere nella qualità e creatività. Ne va della possibilità di sviluppo di territori spesso ‘dimenticati’ e di eccellenze tutte da scoprire.

Il MIUR deve mirare a far bene il proprio lavoro, si deve preoccupare di non sprecare le preziose e limitate risorse pubbliche, deve attivare efficaci controlli sull’effettivo, efficiente ed efficace utilizzo delle risorse …attrezzandosi per controllare e misurarne gli esiti sulla base di ben individuati e visibili risultati previsti, da ottenere.

Della situazione attuale, nel bene e nel male, è proprio il MIUR il responsabile principale e non ci sono alibi né artifizi da mettere in campo.