Da InformazioneScuola.it – 21/02/2014 – Che il nostro fosse un Paese particolare lo si sapeva già, ma che si arrivasse al punto che fosse lo stesso Stato prima a favorire e poi a penalizzare gli stessi docenti sicuramente non se lo aspettava nessuno. La vicenda ha del paradossale e accade a Milano: da un lato si permetteva a 62 docenti, grazie ad una deroga del ministero, di insegnare materie umanistiche  privi di titolo di studio, dall’altro agli stessi docenti  viene negata, questa volta per un’altra legge del ministero, la possibilità di partecipare ai PAS. A guardare sconcertati i precari che i titoli li hanno ma che restano indietro in graduatoria e spesso senza incarico.

A darne notizia è stato il Quotidiano  Nazionale (QN), di seguito l’articolo.

A rigor di legge non hanno i titoli di studio per poter insegnare italiano e materie umanistiche alle scuole medie e negli istituti tecnici superiori. Eppure insegnano da anni e, non bastasse, grazie a una deroga del ministero potranno continuare a insegnare. È la paradossale vicenda verificatasi in Lombardia. Sulla scorta delle direttive nazionali, nelle scorse settimane l’Ufficio Scolastico Regionale ha aperto il primo bando per i «Percorsi abilitanti speciali» (Pas), un corso professionalizzante rivolto a docenti che insegnino con incarichi a tempo determinato da almeno 3 anni e che ambiscono al posto fisso. I Pas rappresentano il primo dei due step per poter poi candidarsi ad una cattedra a tempo indeterminato e sono stati istituiti dopo la soppressione della Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario.

Il bando si chiude il 20 gennaio con 13mila domande in tutta la Lombardia e una sorpresa: l’Ufficio Scolastico si vede costretto ad escludere 62 docenti solo nella classe «A043», quella relativa agli insegnanti di Lettere delle scuole secondarie. Motivo? Quei 62 docenti non hanno i titoli di studio in regola per insegnare materie umanistiche. Ma insegnano già: per potersi candidare ai Pas bisognava, infatti, aver messo in fila almeno 3 anni di lezioni. Si tratta di docenti che finora sono stati inseriti nelle graduatorie dei precari alle quali i singoli istituti attingono per coprire i posti vacanti. E di incarico a tempo in incarico a tempo, alcuni hanno messo insieme anche 10 anni di insegnamento.

Peccato che, come emerso dai controlli dell’Ufficio Scolastico Regionale, il piano di studio delle loro lauree non li autorizzasse a stare dietro quelle cattedre: infatti ci sono docenti di Italiano e Lettere, Storia e Geografia, che non hanno nel curriculum accademico esami di «lingua italiana» o di «linguistica generale», di «letteratura italiana», di «latino» o di «geografia». Un fatto che ha provocato l’ira degli insegnanti che in questi anni, pur avendo le carte in regola, sono stati inseriti nelle graduatorie solo dopo uno di quei 62 colleghi.

La protesta è montata al punto che il forum Orizzonte Scuola ha vietato di pubblicare commenti a tema. «I controlli — spiega Luca Volontè, dirigente dell’Ufficio scolastico — spettano agli istituti: al primo che affida un incarico al docente o all’istituto indicato dal docente. Spesso l’uno e l’altro coincidono. L’errore c’è». La beffa pure: il ministero ha prescritto all’Ufficio lombardo di interpretare la norma in modo ampio per poter riammettere, sia pur con riserva, i 62 esclusi. Poi saranno gli atenei organizzatori dei Pas a valutare chi estromettere dal corso e, infine, dagli incarichi.