Da Repubblica.it – 17/04/2016 –  La scuola pubblica rappresenta una scelta neutra, mentre la privata potrebbe “orientare il minore verso determinate scelte educative o culturali in genere”. Con questa motivazione, il Tribunale di Milano ha deciso che i figli di una coppia separata debbano frequentare un istituto statale, come chiesto dal padre, e non uno cattolico paritario, indicato invece dalla madre. La sentenza, firmata lo scorso 18 marzo dal giudice Giuseppe Buffone della nona Sezione civile, conclude che “non si possa affatto dire che la scuola privata risponda “al preminente interesse del minore”, poiché vorrebbe dire che le istituzioni di carattere privato sono migliori di quelle pubbliche “. Pertanto, conclude il giudice, “la decisione dell’Ufficio giudiziario non può che essere a favore dell’istruzione pubblica”.

Il caso su cui il Tribunale si è trovato a decidere riguarda due ragazzini di 12 e 9 anni. Quando la famiglia era unita, frequentavano scuole paritarie cattoliche. Dopo la separazione, nonostante la difficile situazione economica che i genitori si sono trovati ad affrontare, la madre ha insistito perché fosse garantita ai bambini “un’istruzione in continuità con quanto fatto fino a quel momento “. Il giudice della nona Sezione civile, presieduta da Paola Ortolan, ha rimarcato come “pretendere che i figli continuino a godere del medesimobenessere che prima poteva essere garantito costituisce l’espressione di un ‘diritto immaginario’ che non trova tutela nell’ordinamento giuridico “. E ha concluso che “laddove sussista conflitto dei genitori separati sulla frequenza dei figli tra scuola privata e pubblica”, in mancanza di “evidenti controindicazioni”, allora “la decisione dell’Ufficio giudiziario non può che essere a favore dell’istruzione pubblica”.

Secondo la statistica del Tribunale, le decisioni riguardanti la scuola sono l’argomento di lite più frequente nelle coppie riguardo ai figli, insieme a quelle sulla residenza. Laura Cossar, avvocato di diritto di famiglia e membro dell’ufficio di presidenza dell’Ordine degli avvocati di Milano, dice: “La sentenza, che condivido in pieno, mette ordine in una questione che genera diatribe. Capita che la scuola privata risponda a un bisogno identitario del minore, come gli istituti ebraici per i figli di ebrei ortodossi, o gli istituti “nazionali” a cui gli stranieri iscrivono i figli. Ma sono eccezioni. Spesso uno dei genitori fa della scuola privata una questione di appartenenza a un’élite o un capriccio”. Per l’avvocato Cinzia Calabrese, presidente Aiaf Lombardia, “più in generale, nel momento in cui i genitori non sono in grado di fare una scelta per il figlio e devono rivolgersi a un giudice, significa che non stanno tutelando il suo interesse”.