Da TecnicaDellaScuola.it – 03/05/2014 – In un documento di poche pagine arrivato da Bruxelles, si chiede all’Italia di mettere mano (e in fretta) alla questione della carriera dei docenti e al tema del rapporto scuola-mondo del lavoro.

Povera Italia, tenuta sempre d’occhio da un’Europa severa che è sempre pronta a fare le sue buone raccomandazioni, così come si conviene ad una brava educatrice nei confronti degli allievi discoli e poco studiosi.

Ecco puntale arrivare subito dopo le elezioni europee i consigli dell’Europa delle cose urgenti e necessarie che il nostro Paese sarà obbligato a fare. Niente deroghe sul patto di stabilità, nemmeno per urgenze come l’edilizia scolastica, ma si continua a dare i compiti a casa e soprattutto a controllare se questi vengono svolti adeguatamente. Nel documento che oggi la Ue manda all’Italia, si dà più tempo per il pareggio di bilancio, ma d’altra si chiedono sforzi aggiuntivi e si fanno chiare raccomandazioni. Nel documento di nove pagine che arriva da Bruxelles, riguardante il programma nazionale di riforma dell’Italia, si parla anche di scuola ed in particolare alla pagina 6. Ma cosa c’è scritto in questa pagina? Quali sono le richieste che ci vengono fatte dalla UE? Nel documento è scritto testualmente:

“E’ necessario compiere sforzi per migliorare la qualità dell’insegnamento e la dotazione di capitale umano a tutti i livelli di istruzione: primario, secondario e terziario. L’insegnamento è una professione caratterizzata da un percorso di carriera unico e attualmente da prospettive limitate di sviluppo professionale. La diversificazione della carriera dei docenti, la cui progressione deve essere meglio correlata al merito e alle competenze, associata ad una valutazione generalizzata del sistema educativo, potrebbero tradursi in migliori risultati della scuola. Per assicurare una transizione agevole dalla scuola al mercato del lavoro, sembrano cruciali, nel ciclo di istruzione secondaria superiore e terziaria, il rafforzamento e l’ampliamento della formazione pratica, aumentando l’apprendimento basato sul lavoro e l’istruzione e la formazione professionale. A seguito del decreto legislativo del 2013 in materia, è essenziale istituire un registro nazionale delle qualifiche per garantire un riconoscimento delle competenze a livello nazionale. In aggiunta ai primi interventi in questa direzione, assegnare i finanziamenti pubblici destinati alle università in funzione dei risultati conseguiti nella ricerca e nell’insegnamento avrebbe il merito di contribuire a migliorare la qualità delle università e, potenzialmente, di accrescere la capacità di ricerca e innovazione che, in Italia, accusa ancora un ritardo”.

In buona sostanza viene chiesta, senza giri di parole, la “diversificazione della carriera dei docenti” correlandola a criteri meritocratici e alle singole competenze. Si tratta di mettere la parola  fine all’egualitarismo tra insegnanti, e la fine della progressione stipendiale per anzianità. L’Europa ci chiede ufficialmente di accelerare sulle questioni legate al merito e alla valutazione, ci chiede di dare agli insegnanti prospettive  di sviluppo professionale, legando la carriera dei docenti a diversi e nuovi  profili giuridici. Inoltre ci viene chiesto di rafforzare ed ampliare la formazione pratica, creando dei ponti tra mondo della scuola e mondo del lavoro. Attendiamo di ascoltare il ministro Giannini su questi consigli che giungono dall’Europa, anche per capire quali saranno i tempi di queste riforme e se ha intenzione di aprire un serio confronto con i sindacati su questi temi.