Da Ibtimes.com – 16/04/2015 – In occasione del ventesimo anniversario della Dichiarazione di Pechino, che nel 1995 sancì formalmente l’uguaglianza di genere, l’emittente saudita Al Arabiya ha reso noti i dettagli circa il livello d’istruzione delle donne nel mondo arabo.

In Medio Oriente, secondo i dati raccolti, sarebbe circa del 42% la percentuale di analfabetismo tra le ragazze di età superiore ai 15 anni. Una statistica impressionante se rapportata su scala internazionale, dove lo stesso campione ha un tasso del 12%. Non tutti i Paesi arabi, però, sono stati colpiti in egual misura da tale piaga: le nazioni che sono state teatro di sanguinose guerre negli ultimi quattro decenni, infatti, hanno fatto registrare numeri molto più alti. È il caso dell’Iraq e dello Yemen, che secondo le statistiche avrebbero un tasso di analfabetismo rispettivamente del 77% e del 75%. Questi dati, purtroppo, si sposano con una situazione sociale ben più preoccupante, che colpisce la popolazione femminile residente in quelle aree: l’istruzione, spesso, è vincolata da fattori oggettivi, come la pace, che spesso non garantisce la sicurezza personale nel viaggio verso le scuole, o l’età del matrimonio e della maternità, talvolta molto giovani.

A limitare l’apprendimento femminile, però, non sono solo circostanze sociali, ma anche culturali ed economiche. Per le prime, i governi possono fornire sostegno e aiuto. In alcuni Paesi, infatti, la soluzione è stata trovata attraverso l’istituzione di scuole di genere, che consentono alle bambine lo stesso grado d’istruzione riservato ai compagni maschi e che prevengano due dei fattori più critici della cultura araba: la predilezione per il figlio maschio (secondo un’indagine svolta in Egitto, infatti, una famiglia su due sceglie, in caso di difficoltà economica, di mandare solo il figlio maschio all’università, pregiudicando per sempre la formazione e l’educazione della figlia femmina) e il contatto con insegnanti di sesso maschile (secondo un rapporto della BBC, a complicare la diffusione dell’educazione, è stato anche il fatto che il più delle volte gli insegnanti siano di sesso maschile e le famiglie, come già registrato nelloYemen, tendono a non far iscrivere a scuola le proprie figlie femmine per evitare il contatto). Il cambiamento culturale, in questo senso, sembra essere diventato sempre più necessario.

Anche lo sviluppo economico ha giocato un ruolo fondamentale in tutto questo. Nei Paesi in via di sviluppo, come il Bahrain o gli Emirati Arabi Uniti, dove negli ultimi anni si è registrato un rapido aumento del PIL, l’istruzione ha conosciuto un notevole sviluppo, anche grazie ai governi, che hanno dato vita a norme capaci di garantire un’istruzione gratuita. Talvolta, situazioni di questo tipo, possono portare anche a inversioni di tendenza, con un divario di genere ribaltato a favore del sesso femminile e con un tasso di analfabetismo maschile in forte crescita (13% negli Emirati Arabi Uniti nella fascia di giovani di sesso maschile compresa tra i 15 e i 24 anni). Tutto ciò, ovviamente, non avviene in quelle economie in difficoltà, come il Marocco, dove, su una base del 36% di popolazione analfabeta di età superiore ai 15 anni, il 18% è compreso tra i 15 e i 24 anni.

Margini di miglioramento e spiragli per un futuro più roseo ed equilibrato, però, emergono da Paesi come la Libia, dove, anche se il 32% delle donne di età superiore ai 15 anni è analfabeta, la percentuale si riduce al 7% se si considera la fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni. E’ la cosiddetta Generazione Y, quella composta dai giovani nati dal 1990 in poi, che sono statisticamente più istruiti e hanno avuto un percorso scolastico più completo. Un miglioramento frutto di un crescente processo di pacificazione e di cambiamento culturale che sta portando le società in questione ad affermarsi, in primis, nel proprio Paese. A dimostrarlo è il caso dell’Oman, che nel 1970 fece registrare un analfabetismo femminile del10%, mentre nei primi anni 2000 la soglia si abbassò fino al 4%. Lo stesso è stato registrato anche in altri Paesi come l’Algeria, la Giordania, il Qatar e l’Egitto, che hanno saputo accompagnare alla crescita demografica anche un crescente tasso di alfabetizzazione.

Circostanze, quelle appena descritte, che gravano, dopo tanti anni, ancora sulle spalle delle donne, spesso mal tutelate e tenute poco in considerazione da società culturalmente e socialmente ancora troppo arretrate. La rivincita, però, può arrivare dai numeri, perché, a vent’anni esatti da quel giorno, in cui a Pechino si decise di uniformare tutto il Mondo verso una parità di genere, è evidente che, con una base socio-economica solida, un’uguaglianza è veramente possibile.