Da Corriere.it – 01/01/2016 – Il ministro Giannini: «L’istruzione può vincere il terrorismo». Presentato in anteprima a 1.500 studenti, disponibile con schede e materiale per i docenti

La testimonianza di vita di una giovane musulmana e il durissimo prezzo da lei pagato, come migliore antidoto a ogni forma di integralismo e terrorismo. Dopo l’ondata di attacchi terroristici che hanno provocato la morte violenta soprattutto di tanti giovani, colpiti in luoghi pubblici di svago e cultura assume ancor maggiore significato, l’iniziativa ad alto valore formativo che ha spinto il Miur, insieme a Sky, 20th Century Fox e National Geographic Channel, a portare nelle scuole italiane il film documentario sulla vita di Malala, la ragazza pakistana vittima di un attentato da parte dei Talebani per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile.

Diritto fondamentale

«Questi ultimi sono stati giorni complessi a causa degli attacchi terroristici. Quest’ansia che rischia di prenderci allo stomaco possiamo combatterla con un principio di libertà che si fonda su istruzione ed educazione, che devono essere accessibili a tutti», ha detto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini presentando l’iniziativa a Roma. «Istruirsi è un diritto fondamentale come stare in salute, amare liberamente, viaggiare senza paura, fare una vita libera e cosciente – ha aggiunto il ministro – solo attraverso la scuola che vi accompagna fino all’età adulta avrete questo strumento, per sentirvi dentro la società e per avere un punto di vista autonomo. Non in tutto il mondo però questo discorso è condiviso o l’istruzione garantita».

Nelle scuole

Il documentario sulla ragazza pachistana, che ha subito un attentato da parte dei talebani per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile, è già stato presentato in anteprima a 1.500 studenti, mentre a tutte le scuole d’Italia è stata inviata la scheda del film, realizzata in collaborazione con Agiscuola, come supporto didattico per i docenti. Nel documentario Malala racconta momenti di vita quotidiana in Inghilterra, mostra alle telecamere i compiti in classe, i voti presi a scuola. Spiega poi tutto il suo passato nella valle dello Swat, in Pakistan, le sue battaglie per i diritti delle ragazze fino ai dettagli sull’attentato. Ammette che le piacerebbe tornare in Pakistan almeno una volta, ma «se tornassi – afferma – mi ucciderebbero, lo hanno detto loro». Malala diventa così il simbolo della tenacia di chi di fronte al pericolo risponde difendendo i propri diritti. Per questo insiste la giovane – ed è il «messaggio centrale di questo film» – «l’istruzione è un diritto fondamentale per ogni bambino» e va garantita.