Da TecnicaDellaScuola.it – 04/03/2015 – Il ministro a Uno Mattina, su Rai uno: “quando si parla di precari, citiamo centinaia di migliaia di persone che non avendo avuto per 20 anni un concorso disponibile ogni 3 anni, come la nostra Costituzione e la legge indicano, si sono trovati in una condizione di aspettativa di assunzione, di ‘precariato permanente’. Vogliamo porre fine a questo fenomeno”. Poi precisa: il passagio da un decreto legge a un disegno di legge per la riforma della scuola lo “abbiamo maturato” con il premier.

Le proteste dei precari non scalfiscono le convinzioni del ministro Giannini. Che continua a rassicurare i precari in “odore” di assunzione: “rispetteremo tutti gli impegni più volte elencati”, ha detto parlando della riforma della scuola a Uno Mattina, su Rai uno, il 4 marzo. “Quando si parla di precari, citiamo centinaia di migliaia di persone che non avendo avuto per 20 anni un concorso disponibile ogni 3 anni, come la nostra Costituzione e la legge indicano, si sono trovati in una condizione di aspettativa di assunzione, di ‘precariato permanente’. Vogliamo porre fine a questo fenomeno”. Giannini ha quindi ribadito che le assunzioni dipenderanno dal “fabbisogno della scuola. Non pensiamo a un pacchetto che mettiamo dentro così come è. Abbiamo detto quali sono i fabbisogni e quali discipline verranno potenziate, come musica, arte, lingue, alternanza scuola-lavoro. I nostri insegnanti devono corrispondere a queste competenze, sia i neo assunti e sia i futuri concorsi”. Ci saranno ancora supplenze? “Se si parte dal fabbisogno” della scuola per le assunzioni, serve “un periodo per mandare a regime una riforma complessa, che solo per un periodo molto limitato potrà avere qualche supplenza annuale. Ma è veramente l’ultimo periodo in cui si ricorre a questo strumento”. Giannini ha fatto l’esempio degli insegnanti di matematica: “Non abbiamo tutti gli insegnanti che servono, nemmeno se assumiamo tutti quelli che sono nelle Gae”.

Il titolare del Miur, ha anche tenuto a precisare che il passagio da un decreto legge a un disegno di legge per la riforma della scuola lo “abbiamo maturato” assieme al premier Matteo Renzi “per una consapevolezza della complessità e dell’importanza di questo provvedimento: ci siamo riuniti l’ultima volta ieri mattina a lungo”, ha ricordato il ministro, sottolineando che “questa non è una riforma che assume precari, lo è anche. Ma non è questo il punto qualificante. Questa è una riforma che da’ un progetto educativo nuovo alla scuola italiana”.