Da TecnicaDellaScuola.it – 11/07/2013 – La XV Indagine AlmaLaurea, presentata al convegno “Investire nei giovani: se non ora, quando?”, tenutosi all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha evidenziato che il taglio di un miliardo di euro, effettuato nel 2008-2009, ha determinato un profondo scossone agli equilibri universitari.
La XV Indagine AlmaLaurea ha coinvolto oltre 400.000 laureati di tutti i 64 Atenei aderenti al Consorzio nel 2012. In questa indagine sono stati intervistati 215.000 laureati post-riforma , sia di primo che di secondo livello, a un anno dalla conclusione degli studi. Inoltre sono stati intervistati tutti i laureati di secondo livello del 2009, i laureati di secondo livello a cinque anni dal termine degli studi e infine i laureati di primo livello del 2009 e del 2007 contattati rispettivamente a tre e cinque anni dalla laurea. L’indagine ha approfondito in particolare: la diseguaglianza retributiva tra i laureati e i mutamenti delle retribuzioni nel contesto nazionale che ancora risente della crisi economica;
la mobilità sociale tra i laureati con l’intento di verificare l’influsso dello status culturale e socio-economico delle famiglie d’origine;
le determinanti dell’efficacia della laurea, misurata in termini di utilità e spendibilità del titolo universitario nel mercato del lavoro;
la soddisfazione dei laureati per il lavoro svolto, importante indicatore per misurare produttività, mobilità e coinvolgimento nei processi decisionali.
Tra i tanti numeri di questa indagine spicca un dato, quello del taglio di un miliardo di euro del Fondo di finanziamento ordinario, applicato nel 2008-2009 dall’ex Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, determinante nell’ arrecare un primo profondo scossone ai delicati equilibri della realtà universitaria italiana.
Infatti, mentre nel resto d’Europa si registrano spese annuali per l’università pari a 2 miliardi di euro, come in Germania, o ad un miliardo e 600 milioni, come in Francia, il costo medio dell’università italiana si assesta a circa 260 milioni annuali. L’auspicio è quello che queste impietose differenze di finanziamento non condizionino di fatto, in termini di conoscenze e competenze, la futura occupazione lavorativa dei nostri giovani laureati.