Da TuttoScuola.com – 08/06/2015 – Amministratore delegato, uomo solo al comando, podestà, sindaco, sceriffo: il dirigente scolastico previsto dalla Buona Scuola è diventato il bersaglio preferito delle critiche al ddl di riforma anche nel lessico del dibattito.

Di più: è diventato la ragione di fondo per contrastare il disegno riformatore. Anziché essere visto come figura indispensabile per realizzare l’autonomia delle scuole, c’è chi lo vede come l’affossatore della democrazia scolastica. Le modifiche apportate dalla Camera al testo iniziale del Governo, con le quali sono state fortemente ridotte le prerogative del nuovo dirigente, non bastano comunque a soddisfare la richiesta delle opposizioni, sindacali in testa.

I poteri del dirigente scolastico sono stati ridotti a due (seppur con paletti di controllo): mantengono sostanzialmente il diritto di “chiamata” dei docenti dagli albi territoriali e decidono l’assegnazione dei premi agli insegnanti meritevoli.  Ma tutto questo sembra non bastare: si teme che quei poteri diventino occasione di privilegi, nepotismi, corruzione. Eppure…

Come ha riferito Giorgio Rembado (Anp) in una intervista al “Sole 24ore”, all’estero i poteri dei presidi sono più ampi, c’è una vera autonomia gestionale, senza che questo crei il minimo scandalo. Anzi. In Inghilterra, Olanda, Scandinavia, e buona parte dei Paesi dell’Est europeo – riferisce Rembado – “i presidi assumono direttamente gli insegnanti delle proprie scuole; e stabiliscono, anche, seppur all’interno di linee guida, stipendi ed eventuali gratifiche”.

Accade anche negli Usa, in Canada e in parte dell’Asia, incluse realtà come Hong Kong, Singapore, Corea del Sud che, insieme alla Finlandia, primeggiano nelle classifiche internazionali sulla qualità degli apprendimenti. “Non si tratta di imitare o di importare ricette confezionate – conclude Rembado. Ma sarà, almeno, lecito chiedersi se a sbagliare siano i tre quarti del mondo avanzato o se non valga la pena di avviare un qualche parziale riallineamento del nostro sistema educativo. Una buona scuola si misura innanzitutto dagli esiti dei suoi studenti”.

Come ovviare alle posizioni strumentali funzionali agli interessi delle varie organizzazioni sindacali? La via d’uscita sta nel rendersi conto che non occorre che un dirigente scolastico sia dotato di grossi poteri perché sia grande. Un dirigente è grande se conquista una riconosciuta leadership professionale nel suo mondo, se la mantiene nel tempo, innovando ed investendo per esplorare piste formative sconosciute. La leadership non si conta e non si pesa: semplicemente si vede. Il Ministero punti su un’adeguata continuità della formazione iniziale ed in servizio dei dirigenti, nonché su un serio reclutamento, per contrastare anche le continue e varie sanatorie legislative, promosse e sostenute da tutte le organizzazioni sindacali, che nell’ultimo decennio hanno accompagnato le procedure di reclutamento della dirigenza scolastica. Una buona riforma passa da qui.