Da IlGiornale.it – 06/08/2015 – Con la crisi economica il ceto medio ha chiesto e ottenuto un’istruzione pubblica ai livelli di quella a pagamento. E la competizione ha elevato gli standard.

Un grido si levò dagli Stati Uniti d’America: «Il nostro sistema scolastico è una catastrofe. Dobbiamo rifarlo da capo». Era il 4 ottobre del 1957. Quel giorno l’Unione Sovietica aveva messo in orbita il primo satellite artificiale della storia: lo «Sputnik», una sfera di metallo pesante 83 chili che restò in orbita per 57 giorni.

Il timore di essere superati dai russi nei programmi spaziali diventò una sindrome nevrotica: gli americani sentirono che l’istruzione era il loro tradizionale tallone d’Achille con gli europei e ora anche con i comunisti russi. Le scuole americane aggiunsero più matematica, più fisica, più chimica mentre i sovietici aggiungevano nuovi primati mettendo in orbita il primo essere vivente (la cagnetta Laika) e il primo uomo, Yuri Gagarin. La Guerra Fredda scatenò in America lo spirito della competizione e il desiderio ossessivo di ripartire da zero.

Sono passati da allora quasi sessant’anni e gli Stati Uniti si sono trovati dal 2008 di fronte a una nuova emergenza: la crisi economica, che si è abbattuta sulla classe media e sul primo dei suoi desideri. Quello di mandare i figli al college, accantonando fin dalla loro nascita i fondi per pagare le rate. Il risultato finale di questa crisi e delle energie spese per superarla è che la scuola pubblica è diventata la vera star dell’istruzione. Per entrare in una scuola pubblica oggi bisogna fare una «Application» (una domanda in cui sono richiesti tutti i requisiti che la scuola considera importanti) ed essere ammessi. Questa rivalutazione della scuola pubblica è nata dalla crisi economica, con un ceto medio che ha chiesto e ottenuto un’istruzione di qualità a costo zero. Oltre alle scuole superiori sono fiorite, o si sono rivalutate, tutte le università pubbliche, a costo zero o quasi, che hanno alzato enormemente i loro standard in modo da poter offrire lauree non meno valide di quelle delle grandi e famose università come Harvard. Una buona università privata costa dai 25mila ai 50mila dollari l’anno, ma oggi le università statali competono con Harvard mettendo a disposizione strutture di altissima qualità. Per avere un figlio medico, fra laurea e specializzazione, una famiglia spendeva finora circa un milione di dollari, accantonando fondi fin dalla nascita del futuro dottore. Adesso può farlo in università pubbliche che competono in eccellenza con quelle private.

Il ceto medio ha attuato una vera rivoluzione usando tutti gli strumenti che il sistema e la mentalità americani mettono a disposizione. Ogni cittadino, ogni famiglia, ogni utente cerca di ottenere il meglio dal sistema e, così facendo, lo costringe a migliorare. Un esempio pratico. Le scuole pubbliche che accolgono studenti delle medie superiori, le high school , sostenute dalla richiesta molto forte di una scuola di qualità, hanno creato una competizione con le scuole private della stessa contea, e le scuole private si sono viste costrette a rivedere la loro qualità, cercando di mettersi al livello della scuola pubblica o di superarla.

La risposta della scuola pubblica non si è fatta attendere ed è nato così il «Magnet Program», il programma calamita che crea all’interno della stessa scuola, nello stesso edificio, una sezione di élite che prepara gli studenti al baccalaureato internazionale (con accesso a università europee come Oxford o la Sorbonne) o li avvia già dal liceo ai corsi di medicina (Pre-Med), di legge (Pre-Law), ambientalismo e anche al teatro e alle arti. È nato così negli Stati Uniti un super-liceo da cui escono studenti motivati e selezionati dalla stessa scuola pubblica. Il segreto sta nel fatto che a prendere le decisioni e a migliorarle è lo stesso ceto medio degli utenti, con i provveditorati dello Stato.

Questo risveglio dell’America è legato anche a un altro fenomeno: la valutazione «on line» di un’area urbana sulla base della qualità delle scuole. Gli americani, specialmente i giovani, come è noto si muovono, emigrano da uno Stato all’altro percorrendo distanze cui noi europei non siamo abituati. Si potrebbe dire, sovrapponendo la carta degli Usa all’Europa, che per le famiglie americane sarebbe naturale iniziare a Vienna e proseguire per il Cairo, finendo ad Oslo. Le famiglie si spostano seguendo il lavoro e cercando le migliori condizioni di vita. Fra le migliori condizioni di vita al primo posto c’è proprio la scuola per i figli. La qualità della scuola per i figli determina il valore della casa da comperare o prendere in affitto. La rivoluzione delle scuole pubbliche ha determinato un nuovo valore aggiunto che viene valutato su siti come «publicschoolreview.com», o «schooldigger.com» o «greatschools.com».

E così è accaduto che qualità e costo della scuola siano diventati il primo fattore per determinare il valore della casa. I proprietari di case o le agenzie immobiliari sono diventati promotori di una scuola pubblica di qualità, perché così vedono aumentare il valore degli appartamenti.

Chi cerca casa in una zona dove intende andare ad abitare va su internet a spulciare le offerte di siti come «Trulia» e «Zillow» che offrono i link, zona per zona, delle scuole più vicine, valutate come da noi si valutano i film, o i ristoranti. In queste classifiche la nuova scuola pubblica ha un valore altissimo perché è pressoché gratuita ed è collegata direttamente con le nuove università statali d’eccellenza a basso costo. Così la borghesia delle professioni ha saputo reagire alla crisi.