Da TuttoScuola.com  – 25/01/2016 – Erano quasi 187 mila l’anno scorso gli alunni con DSA frequentanti le scuole statali e non statali, di ogni ordine e grado, il 2,1% del totale degli alunni.

Ma nelle scuole del nord ovest la percentuale sul totale dei frequentanti è prossima al 3,4%, mentre nel Mezzogiorno è soltanto dello 0,9%.

Nel Focus pubblicato nei giorni scorsi dal Miur si precisa che complessivamente nel territorio nazionale 108.844 alunni presentano disturbi di dislessia, 38.028 di disgrafia, 46.979 di disortografia e 41.819 di discalculia.

Nel corso degli ultimi anni le diagnosi di disturbo specifico di apprendimento, nelle sue varie forme, sono notevolmente aumentate, al punto che se nell’a.s. 2014/2015 si è registrata una percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni pari al 2,1%, nell’a.s. 2010/2011 tale percentuale era di appena dello 0,7%.

Vi è, dunque, una forte tendenza all’incremento che si evidenzia in particolare con il procedere del percorso scolastico. Nella secondaria di I grado la percentuale è salita dall’1,5% del 2010-11 al 4,2% dell’anno scorso; in quella di II grado dallo 0,6% al 2,5%.

È prevedibile che di questo passo gli studenti con certificazione di DSA finiranno per superare il numero di studenti con disabilità, in particolare nelle aree settentrionali e nei settori scolastici della secondaria.

Considerato che proprio nel settore secondario lo studente con DSA ha diritto a dispense particolari e a ‘sconti’ sugli apprendimenti, forse occorre più rigore nella certificazione del disturbo per evitare che, per taluni, possa diventare un comodo strumento per giustificare risultati di apprendimento mediocri o negativi che hanno ben altre ragioni.

Il Miur nel decreto applicativo della legge 170/2010, a proposito di certificazione, si è limitato a far riferimento ai ‘soggetti preposti’, soggetti che l’art. 3 della legge individua nel Servizio Sanitario nazionale o da specialisti o strutture accreditate.

Per evitare certificazioni di comodo (che sembrano diffuse soprattutto tra le famiglie abbienti con figli in difficoltà di apprendimento) si rende necessaria una procedura di accertamento simile a quella prevista per la disabilità.