Da TuttoScuola.com – 07/09/2015 – E’ stato l’algoritmo l’incubo diurno e notturno (fino alla notte tra il 1° e il 2 settembre) degli insegnanti destinatari della fase B dell’operazione assunzioni della Buona Scuola. Un meccanismo impersonale, ferrigno, niente a che vedere con le vecchie liturgie burocratiche, coi loro errori, le raccomandazioni, i ricorsi, i ritardi: fenomeni umani, troppo umani se contrapposti alla logica inesorabile dell’algoritmo.

Così la destinazione scelta (anzi, calcolata) dalla Macchina ministeriale è stata subita dagli interessati con la rassegnazione e il senso di impotenza con i quali i personaggi delle tragedie greche accoglievano le decisioni del Fato.

È sembrata in questo caso rovesciarsi la successione tra il caso e la necessità proposta da Jacques Monod in campo biologico: per gli insegnanti prima è venuta la Necessità, il Fato, l’infallibile algoritmo senza anima che ha fatto finire i precari siciliani nel profondo Nord, e anche qualche padano nel profondo Sud. Qui il caso interviene a valle della Necessità, sotto forma di ricerca affannosa e inevitabilmente un po’ improvvisata, casuale, di come sopravvivere così lontano dalle proprie radici e dai propri affetti.

Si poteva fare diversamente? Certamente sì se si fosse scelta la strada di consentire alle scuole e alle loro reti di bandire i posti e di scegliere tra gli aspiranti quelli ritenuti più adatti a soddisfare le esigenze e le aspettative delle singole istituzioni scolastiche. Le domande sarebbero venute comunque, in prevalenza, da docenti del Sud verso scuole del Nord, ma un conto è scegliere dove chiedere di lavorare, anche lontano da casa, e un altro conto è scoprire all’una di notte dove l’imperscrutabile algoritmo ha deciso di mandarti.