Da TuttoScuola.com – 23/01/17 – La legge 107 ha cercato di dare gambe ad un sentire di competitività e meritocrazia diffuso più nell’opinione pubblica che tra i docenti, introducendo  il bonus, ma ha colpito soprattutto la generazione dei docenti ancora legata alla unicità della funzione, alla partecipazione e collegialità, anche se gli ultimi assunti si dimostrano più sensibili ad incentivare comportamenti professionali individuali. Queste disposizioni non hanno prodotto sicurezza praticamente per nessuno e qualcuno ha ritenuto, forse maniera un po’ presuntuosa, che alla fine certamente  i “soldi” avrebbero coperto le diversità di vedute.

Non sono certo soddisfatti i favorevoli al riconoscimento del merito, che avevano intrapreso un cammino che si pensava portasse verso l’autonomia, accettando l’inevitabile differenziazione, invece ripiombati in una procedura di tipo amministrativo che ha visto in imbarazzo anche non pochi dirigenti scolastici, ai quali peraltro, a loro volta, sarà chiesto conto.

Di scarsa utilità si è rivelato il comitato di valutazione in quanto le direttive ministeriali al riguardo l’hanno fatta da padrone; basti vedere le produzioni di detti comitati sui siti delle scuole per rendersi conto che l’unica cosa chiara riguardava la valutazione delle attività aggiuntive, che avrebbero dovuto essere retribuite da risorse provenienti da altri capitoli di bilancio, mentre la parte relativa alla qualità dell’insegnamento aveva indicatori piuttosto ambigui e soprattutto non si sa bene quali fossero le emergenze empiriche da cui trarre le necessarie informazioni, se non utilizzare i dati INVALSI per valutare anche  gli insegnanti o procedure di autocertificazione. Per non parlare poi della parte più propriamente educativa, che rischia di scomparire, quando l’eroismo dei docenti si rivela proprio negli aspetti che più riguardano la gestione delle relazioni, con i “bisogni educativi speciali”, il bullismo, ecc.

Se dunque non c’è vera autonomia per cui è la scuola a dover rispondere ai suoi utenti, potrebbero tornare utili gli accertamenti esterni, da porre in relazione con la carriera (che è ancora tutta da costruire), in collegamento con l’università e la formazione in servizio. Il merito dei docenti potrebbe così essere parte integrante della valutazione esterna delle scuole. Ma fra quanto tempo?