Da YourEduAction.it – 06/09/2016

Anticipare l’acquisizione di competenze specifiche, ovvero quella che è chiamata “fase di prescolarizzazione”, può avere effetti negativi sui bambini. La conferma arriva da diverse ricerche.

È davvero incredibile come il mutuare dei tempi abbia delle influenze anche sulle abitudini scolastiche.

Infatti, un tempo che oggi appare lontano secoli, esistevano dapprima solamente il classico e vecchio asilo, luogo ove i bimbi che potevano avere dai tre anni fino ai cinque, passavano gran parte della loro giornata.

Oggi, questa struttura è chiamata scuola materna oppure scuola dell’infanzia, ed è stata affiancata dal cosiddetto nido d’infanzia, un tempo asilo nido, che si è trasformato in una struttura educativa riservata ai bimbi che possono avere dai tre mesi fino ai tre anni e che è, a sua volta, la chiave d’accesso per la tappa successiva, cioè la scuola materna o scuola dell’infanzia.

Nella sostanza delle cose, quindi, oggi un bimbo di appena tre mesi viene proiettato nel mondo della scuola, avendo riservato a sé un periodo fino ai cinque anni, età nella quale, di solito, si accede alla prima elementare, istituzione che ha avuto anche lei la sua bella trasformazione lessicale, divenendo scuola primaria.

Certo, che alle volte la nostra classe politica non ha proprio nulla da fare che mettere continuamente mano alla povera scuola. Infatti, per la cronaca, quella che un tempo si chiamava scuola media inferiore, oggi è “scuola secondaria di primo grado”.

Quindi dai quasi zero anni fino ai cinque anni, è già stato tutto pianificato, un po’ come il concetto “dalla culla alla tomba” di comunista memoria. Ma, il tutto, ovviamente non termina qui.

Infatti, è sempre più divenuto argomento di studi e di discussione gli effetti che un bambino può avere con una prescolarizzazione.

Cioè, per capirci bene, il problema non è quello se è corretto o meno portare già un bimbo di appena tre mesi in un luogo, seppure attrezzato e con personale qualificato, ma che non è casa sua, ma se sia giusto che un bambino in tenera età venga già coinvolto nella alfabetizzazione che un tempo era esclusiva delle scuole elementari.

Infatti, chi ricorda ancora i tempi dell’asilo, sa perfettamente che quando si frequentava di certo non vi erano materie da studiare e compiti da fare a casa. Oggi questi istituti che accolgono queste giovani menti, invece di dare libero sfogo a giochi e fantasie da bambino, lo preparano per affrontare il percorso che gli attende alle elementari. Quindi, addio al giro tondo, a guardia e ladri, a nascondino e quant’altro, e via ad esercizi tipicamente scolastici già a partire da quello che è l’ultimo anno di frequentazione della scuola materna. Ma tutto ciò è un vantaggio oppure è una negazione all’infanzia?

Sono vari importanti centri di studi universitari di rilevante valore mondiale a decretare che tutta questa prescolarizzazione produce effetti negativi sui bambini. Ad esempio, corposi studi compiuti negli Stati Uniti, hanno evidenziato come gli eventuali vantaggi offerti a bimbi sottoposti ad una prescolarizzazione sono del tutto momentanei. Mettendo a confronto una metodologia educativa basata sulla socializzazione, sulla esplorazione e sul gioco con quella volta ad una preparazione accademica, quindi, pare che i benefici che si ottengono con la prescolarizzazione si possano trasformare nel tempo in veri e propri svantaggi.

Altri emeriti studiosi, invece, sostengono che la prescolarizzazione sia di fondamentale e vitale importanza per comprendere se un bambino, che poi non ha neppure cinque anni, abbia problemi di apprendimento. Nessun vuol dire che un sano e corretto sviluppo visuo-motorio sia basilare ma, forse, alle volte sarebbe il caso di rammentare che si sta “osservando” solamente un bambino di cinque anni.