Da PoliticamenteCorretto.com – 14/07/2013 – Il consorzio Alma Laurea ha scattato una foto della situazione occupazionale dei laureati in Italia. Secondo quanto rilevato, non solo il mondo femminile e delle laureate è penalizzato rispetto ai colleghi maschi, ma addirittura le donne laureate con figli guadagnano meno di quelle non sposate. Nell’ opinione del direttore di Alma Laurea Andrea Cammelli: “E’ il segnale del persistere di un ritardo culturale e civile del Paese”. E poi aggiunge: “E’ una situazione che contribuisce anche a svalutare gli investimenti nell’ istruzione universitaria femminile”. I dati riportano ad esempio che i laureati con specializzazione biennale a dodici mesi dalla laurea vivono una condizione occupazionale maggiormente positiva, rappresentando il 63% della forza lavoro contro il 55,5% delle donne. E ancora, mentre le donne alla ricerca più frequente di un lavoro costituiscono il 32%, gli uomini sono il 24%. Inoltre a un anno dalla laurea la situazione degli uomini è più stabile rispetto alle colleghe, con una percentuale che si aggira intorno al 39% contro il 30% delle donne. Nel confronto tra le laureate, in particolare, a cinque anni dalla laurea lavora l’ 81% delle donne senza prole e il 69% di quelle con figli. Il differenziale retributivo è del 14% a favore delle laureate senza figli (1.247 euro contro 1.090).
Luana Cinti, esponente dell’ Italia Dei Diritti e vice responsabile per la Scuola e l’ Istruzione, al riguardo commenta: “Un quadro di sicuro preoccupante, che merita una riflessione più ampia, a partire dai dati più recenti e nel confronto con la realtà universitaria e post universitaria degli altri Paesi europei, nello specifico dal punto di vista occupazionale e retributivo. Sul fronte delle battaglie per il riconoscimento di uguali diritti tra donne e uomini, sul quale vi è ancora molto da riconoscere ed approntare in termini concreti e condivisi, l’ elemento del differenziale economico tra laureate coniugate e non, ci obbliga ancora una volta a riconoscere che qualcosa non va sul piano culturale e dei valori attribuiti e sedimentati sinora all’ interno della nostra società, nell’ ambito del contributo portato da entrambi i sessi al costruttivo progresso della collettività nel suo complesso, come indicatore del suo effettivo e positivo sviluppo. E’ necessario, pertanto, tentare di comprendere l’importanza di un salto di qualità che abbia la forza di portare con sè conseguenze decisive, ovviamente pure sul piano economico, di crescita ed innovazione continua, fondata sull’attribuzione di pari risorse ed uguale coinvolgimento di uomini e donne. Non è concepibile che l’ impegno, il sacrificio, l’accesso all’ istruzione ugualmente riconosciuto tanto al mondo femminile quanto maschile si arresti, o venga di fatto vanificato, quando si tratta di entrare seriamente nel mondo del lavoro e ricevere una retribuzione equa che riconosca ad entrambi determinate condizioni di vita e pari dignità. A livello di politiche sociali, di welfare e per quanto riguarda i diritti imprescindibili delle donne che scelgono di mettere su famiglia, siamo chiamati a stimolare un confronto vero, e ad incentivare, di qui in avanti e quotidianamente, l’ impegno a portare avanti le istanze del mondo femminile nel percorso di realizzazione professionale, ponendole all’attenzione delle Istituzioni affinché possa dirsi intrapreso, finalmente, un cammino di svolta, con basi solide”.