Da TuttoScuola.com – 04/02/2015 – C’è una questione non trattata nel documento governativo sulla Buona Scuola, ma che vorremmo venisse comunque realizzata come una delle condizioni prioritarie per assicurare il funzionamento di una buona scuola: la regolarità di avvio dell’anno scolastico.

Organico funzionale? Stabilizzazione dei precari? Riconoscimento del merito professionale? A cosa servirebbero questi nobili obiettivi di innovazione del sistema scolastico se restasse come male cronico, come patologia insanabile, la precarietà dell’inizio dell’anno scolastico, che si protrae da decenni quasi ovunque per due-tre mesi almeno minando in moltissimi casi la continuità didattica?

È vero che ogni anno tra novembre e dicembre questa precarietà lentamente si dissolve e quasi ovunque torna la regolarità, ma nel frattempo quasi un terzo dell’anno scolastico se n’è già andato.

Questa precarietà è data, soprattutto, da tardive assegnazioni di insegnanti e dal subentro degli aventi diritto che scalzano i supplenti già nominati.

E la formuletta della nomina di “supplenza fino all’avente diritto” è l’espediente usato per coprire i ritardi delle procedure amministrative.

Conseguentemente, in attesa di disporre del pieno organico stabilizzato, in molte scuole secondarie funziona l’orario provvisorio per almeno un mese (a volte due). Mentre in molte scuole primarie e secondarie funziona l’orario ridotto (a volte anche a ottobre inoltrato).

La precarietà prolungata dell’avvio dell’anno scolastico, caratterizzata da docenti con la valigia e dal balletto dei supplenti, fa comprensibilmente infuriare i genitori degli alunni e disorientare i capi d’istituto, sconsolati e impotenti di fronte al “carosello” degli insegnanti, ma viene ormai accettata con rassegnazione come una questione di ordinaria normalità, mentre invece è la conseguenza di una disfunzione imperdonabile del sistema scolastico italiano.

E in questo modo il diritto degli alunni viene subordinato ai riti delle procedure e agli interessi del personale. Si può cambiare? Si deve!